Stazione Mario Zucchelli, 4 Dicembre 2007
27-11-2007, martedì mattina ore 7, aeroporto di Sydney, Australia. Siamo atterrati da poco. In Italia è ancora il 26 novembre, e sono le 21,00, 10 ore di fuso orario. La nostra destinazione è l’Antartide, e siamo solo a metà strada. C'è un'attesa di 2 ore per il volo diretto a Christchurch, Nuova Zelanda; l'aeroporto è tranquillo, la batteria del mio computer è carica e si possono quindi scrivere due righe in tranquillità.
Fiumicino, domenica pomeriggio, 30 ore prima, l'appuntamento è alle 4, per il check-in della prima tratta, Roma-Francoforte; l'aereo è in ritardo, solo di un'ora questa volta, e si parte alle 19, volo piacevole con la Lufthansa, sedili ampi comodi anche per quelli lunghi come me, cena buona e atterraggio morbido. Francoforte, uno degli aeroporti più grandi e trafficati al mondo, per raggiungere il banco della Quantas per la seconda tappa lo si deve attraversare tutto, a piedi, poi treno, poi ancora a piedi, è bello pulito e i percorsi sono ben indicati. Nota negativa i controlli ai bagagli, ben tre durante il trasferimento, apri tutto, tira fuori, rimetti dentro; sarà per la sicurezza, ma certe esagerazioni ti fanno passare la voglia di viaggiare.
Check-in di nuovo e imbarco, la tratta più lunga fino a Singapore, 12 ore di volo in sedili stretti e corti, l'aereo pieno, non vedi l'ora che finisca, provi un film, poi un gioco, cerchi di dormire ma più di 2 ore non riesci, ti alzi, cammini, fai due chiacchiere con i colleghi partiti con te che stanno seduti in sedili lontanissimi, vai al bagno anche se non ne hai realmente bisogno, fai stretching alla meno peggio e finalmente atterri a Singapore.
Da qui nuovo volo, solo 7 ore stavolta, sedili un pò più larghi e 2 film di fila fanno passare il tempo più velocemente, e un'altra dormitina aiuta ulteriormente. Sydney, piove a dirotto, ma c'è internet gratis in aeroporto, e si può mandare una mail a casa, poi chiamano il volo per Christchurch in perfetto orario e ci si imbarca.
L'ultima tappa è più breve, solo 4 ore di volo, che passano veloci dopo che ci si è abituati a tratte molto più lunghe e la Nuova Zelanda compare all'improvviso con la sua quasi perenne copertura nuvolosa (Aotearoa la chiamavano i Maori, "la terra dalla nuvola bianca"). Il controllo passaporti è veloce e i bagagli sono già lì sul nastro ad aspettarci, poi l'uscita sotto una pioggerella fine e finalmente l'albergo dove una doccia leva un pò della stanchezza accumulata in tante ore di viaggio. Un letto ed una dormita fanno ancora recuperare qualcosa, anche se il sonno tarda a venire e dura poco, perché 12 ore di differenza di fuso sono veramente tante e sconvolgono i bioritmi di una vita.
Mattina dopo: sole e luce, ultima tappa per l'Antartide 8 ore di volo con un C-130 dell'aviazione Neozelandese. I sedili non ci sono, solo delle reti disposte lungo le fiancate, e non c'è nemmeno l'isolamento acustico, bisogna usare i tappi di cera nelle orecchie. 7 ore in isolamento, è difficile scambiare una parola, chi legge, chi si sdraia sui bagagli per stare più comodi, chi sta semplicemente in piedi per sgranchirsi.
Dai piccoli oblò si vede tanto mare azzurro, poi puntini di bianco che diventano sempre più grandi e fitti: il ghiaccio che si rompe per l'avanzare dell'estate e va alla deriva verso nord, uno spettacolo. Infine la terra, l'Antartide bianchissimo coperto di ghiaccio e l'aereo si abbassa sempre più verso l'ultima pista di Baia Terra Nova dove sorge la Stazione Mario Zucchelli, la casa per i prossimi mesi.

