Christchurch, 26 Novembre 2007
Per tutti i partecipanti che giungono, dopo circa 36 ore di viaggio, in Nuova Zelanda, il giorno di arrivo molto spesso è quello che precede la partenza per la Stazione italiana Mario Zucchelli.
Nonostante questo, non dobbiamo assolutamente pensare che per ogni gruppo di partecipanti la permanenza in territorio neozelandese sia sempre la stessa; ogni volta, infatti, è sempre diverso nei tempi, nei problemi, nelle necessità e nelle esigenze dei singoli. L’unica cosa che li accomuna è la voglia di partire per l’Antartide. Quest’anno per la prima volta riesco a raccontare una di queste partenze così come l’ho vissuta da non diretto interessato.
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Finalmente sono arrivati, dopo 2 giorni di un lunghissimo viaggio dall’Italia sono atterrati in questo paese che si trova esattamente agli antipodi. Li vedo uscire dall’aeroporto con il carrello pieno di bagagli, almeno quelli che hanno avuto la fortuna di ritrovarli. Per qualcuno ci sarà invece la stressante attesa di riceverli al più presto il giorno dopo o di vederseli recapitare direttamente in Antartide con uno dei voli successivi. Le facce sono piuttosto stanche, alcune spaesate. Ricevono subito la notizia che partiranno per l’Antartide la mattina dopo, ma molti sanno che questo non sempre è vero. (Quelli di cui vi sto parlando partiranno dopo una settimana dal loro effettivo arrivo).
L’attesa è spasmodica, intervallata da momenti di euforia per l’imminente partenza e da delusione per l’ennesima cancellazione del volo. I motivi sempre quelli, le condizioni atmosferiche. L’Antartide non è un ambiente facile e se non ci sono le condizioni adeguate per garantire l’atterraggio in completa sicurezza il volo viene cancellato. Nelle facce deluse che ho visto per molte mattine trapelava la voglia di essere già laggiù. Attaccamento al lavoro sì ma c’è anche qualcosa di più. In molti ho visto negli occhi e nel cuore l’entusiasmo per le precedenti esperienze. Alcuni conoscevano esclusivamente la Stazione Mario Zucchelli, altri solo la Stazione Concordia, qualcuno entrambe le Basi, ma tutti avevano un particolare ricordo di questo posto così straordinario ed unico e per questo motivo erano pronti a ripartire.
Dopo l’ennesima annullata partenza, e dopo qualche passeggiata d’obbligo in città o qualche breve giro nei dintorni di Christchurch mi ritrovo l’ufficio pieno di colleghi ed amici che vogliono informazioni sulle prossime previsioni di partenza, sul tempo che fa a Baia Terra Nova o semplicemente informazioni di amici che, più fortunati di loro, sono già riusciti a raggiungere la loro meta. Ogni mattina che si tenta di nuovo la partenza me li vedo arrivare, al check-in, sempre più puntuali vestiti in abbigliamento antartico, pronti per la foto di rito. Li ho visti salire sull’aereo pieni di speranza e certezza, per poi rivederli dopo 3 ore sconsolati, quasi che quest’anno l’Antartide non li volesse. In queste occasioni anche quei briefing informativi ed esplicativi che generalmente non sono particolarmente graditi vengono affollati da antartici affamati di notizie ed attenti a leggere nelle parole di chi li informa un segno un po’ più di certezza che di speranza.
Tutti hanno dato la massima disponibilità ad aiutare, a collaborare, e come succede spesso in queste occasioni qualcuno ha raccontato storie antartiche che altro non sono che storie di vita, a volte divertenti, a volte invece sottolineano il grande impegno richiesto da quelle attività in quel ambiente così ostile, mettendo in risalto in particolare quanto tutti siano sempre stati pronti a dare il massimo di se stessi, in tutte le circostanze, come qualcuno ci ha chiesto di fare tanti anni fa. Ma anche l’attesa più lunga ha fine, così la mattina dell’11 Novembre, dopo l’ennesimo check-in, dopo il briefing informativo sull’Antartide e dopo la foto di gruppo ed i saluti, 35 cari colleghi e amici sono saliti sull’aereo senza guardarsi indietro, ci ho rivisto me stesso alla partenza di tante lunghe esperienze antartiche che sono parte immutabile della mia esperienza di lavoro e di vita. Finalmente, 7 ore e 15 minuti dopo il decollo, sono atterrati alla Stazione Mario Zucchelli, laggiù dove credo, per tutti quelli che hanno avuto il privilegio e la fortuna di contribuire a questa grande sfida, ci sia anche attaccato un pezzetto della propria vita.

