Stazione Mario Zucchelli, 28 Novembre 2007
Sono circa le 14.00 e sono tutti nel bar ed ascoltano in silenzio le istruzioni del Capo Base (Roberto Sparapani) alla Stazione Mario Zucchelli.
Tiene un foglio in mano, cha ha distribuito ai presenti, con stampata una sorta di formazione di una partita di calcio , dei nomi di persone, schemi e mezzi di trasporto.
Oggi arriva l’ultimo dei voli C130 neozelandesi che riforniscono la spedizione di personale e materiali. Ogni persona in pista ha un compito preciso. Parte prima la GPU, per fornire energia elettrica al velivolo, la va dietro la pompa del carburante per erogarlo dalla cisterna che lo segue, alle spalle il mezzo antincendio e l’ambulanza con il medico a bordo, poi inizia distaccata la colonna dei mezzi da carico per il personale ed i materiali arrivati.
Oltre alle mansioni in pista vengono distribuiti i compiti in base, bisogna accogliere il gruppo che si aggiungerà al campo di Talos Dome, scaricare i viveri, nella cucina, ed i bagagli, nel magazzino, che arriveranno in base. Poi ci sono tre ospiti dell’antarctica new zealand e c’è il mitico Bob O’Brien che, dopo aver seguito ventitre spedizioni dal suo ufficio di Christchurch, quest’anno finalmente ci viene a trovare in base.
Davanti alla macchina del caffè si studiano le scelte migliori si fanno le osservazioni e si discute per l’obiettivo comune.
Il C130 atterrerà alle 16.45, l ’ appuntamento è alle quattro meno un quarto sul piazzale. Puntuale la colonna di mezzi parte verso la Tethys Bay.
Lo schieramento è precisamente identico a quello improntato sul foglio redatto dal capo base, i guidatori scendono dai mezzi parlando tra loro per ingannare l’attesa, ma non dovranno ingannarla a lungo, infatti in perfetto orario l’aereo viene avvistato dalla sala operativa, che dal canale dieci lo comunica al capo spedizione. Tutti con gli occhi al limpido cielo cercano di individuarlo, ed eccolo è un puntino proveniente da Cape Washinghton, si individua più che altro la scia di fumo grigio che si avvicina verso di noi. Piano piano si configura più nitido ed è a terra. Il marshal lo guida al parcheggio ed il capo base comincia a chiamare i mezzi nell’ordine.
Si apre il portellone ed escono le inconfondibili tute rosse che si uniscono disordinatamente con quelle delle persone a terra. La radio, in quel primo minuto, è un continuo di comunicazioni precise e frenetiche, ma ad un certo punto se ne distingue chiara una :”Sparapani, Sparapani da Ponzo”.
E’ la voce del nuovo capo spedizione appena arrivato che darà il cambio a Giuseppe de Rossi.
Come variano rapidamente le stagioni in Antartide variano i periodi e le attività di spedizione.Il primo periodo, appena finito, una stagione caratterizzata da intenso traffico aereo, sarà seguita da uno carico di lavori di adeguamento e miglioramento della base, infatti l’obbiettivo primario del nuovo Capo Spedizione sarà il rifacimento del molo di Mzs del quale, con l’unità ingegneria del Pnra, a cui è a capo, ne ha curato personalmente ogni minimo dettaglio. Fino adesso, a pie d’opera, sono stati fatti una serie di lavori preparatori e si aspetta che la temperatura si alzi fino ad essere idonea per il getto del cemento armato.
Alla sera in Base ci sono circa 75 persone ed il gruppo per talos Dome è gia stato trasferito con il Twin Otter nel campo di perforazione. L’ambiente è internazionale, francesi, italiani e neozelandesi affollano i locali della base.
La sveglia al mattino è alle 5, devono partire il c130 per la Nuova Zelanda ed un Twin Otter per Dome C, riscaldamento motori alle 6.45 e decollo previsto per l’Hercules alle 8. L’asseto è simile a quello dell’arrivo, una colonna di mezzi schierati pronta ad ogni evenienza. E’ un continuo di saluti abbracci scatti ricordo, finchè salgono tutti e si chiude il portellone.Se ne sono andati gli ultimi restati dal winter over 2007 e qualcuno della XXIII Spedizione che ha gia finito la sua attività.
L’aereo decolla si alza nel cielo e prima di andare via in segno di saluto effettua un passaggio a bassa quota sopra Mzs , tutti da sotto lo osservano ricambiando il saluto e si fermano per un attimo in quest’ultimo rumore prima di riprendere le loro attività.

