
Lasciato il porto di Lyttelton il 17 gennaio scorso, la nave Italica ha avuto solo un giorno di calma, poi la navigazione è stata caratterizzata da un onda molto grande, causata dal vento che soffiava sopra i 35 nodi.
Risultato: personale dimezzato e cerotti anti-nausea a volontà.
La velocità, comunque, non è mai scesa sotto i 12 nodi.
Il 19 gennaio si è passato il 60° parallelo.
Poco prima del circolo polare antartico, al 66°, l'Italica ha affrontato la cintura dei ghiacci che chiude a nord il Mare di Ross; le immagini satellitari della situazione dei ghiacci, inviate giornalmente dalla sala operativa di MZS, mostravano la superficie compatta e larga circa 300 miglia. Non erano, infatti, presenti canali navigabili. E' stato questo il punto più complesso della navigazione.
Nel frattempo, si sono espletate le attività scientifiche riguardanti il lancio di sonde per la misura della temperatura e conducibilità (da cui la salinità) dell'acqua, lungo la verticale ogni 15 miglia e la misura in continuo della temperatura e della conducibilità superficiali dell'acqua stessa.
Nel tardo pomeriggio del 23 gennaio, l'Italica ha concluso la sua navigazione, attraccando alla banchisa di Baia Terra Nova.
Lo stesso giorno, intorno alle ore 15, è stato chiuso il campo di Talos Dome.
L'attività del progetto Taldice (TALos Dome ICE Core project) si era già conclusa il 2 gennaio scorso. E subito si è iniziato a smontare le attrezzature in trincea e a preparare i carichi per il rientro delle stesse a MZS.
Nel frattempo, si è provveduto a realizzare un ricovero per i vari mezzi, per metterli al riparo dal gelo del lungo inverno australe.
Le suddette attività hanno avuto un blocco tra l'8 e il 12 gennaio, quando si è alzato un vento sopra i 35 nodi, con visibilità ridotta a meno di 20 metri. Durante questi giorni non è stato possibile eseguire alcun lavoro e risultava rischioso persino uscire dai moduli del campo.
Da MZS è arrivato altro personale per portare a termine le operazioni di chiusura.