Dott. Roberto Palozzi
Progetto NSF B-024-M , Smithsonian Institution
Capital expenditure and lactation energetics in Weddell seals (Leptonychotes weddellii)
McMurdo Station, 5 Dicembre 2007 (data di arrivo diario)
Abbiamo assoluta necessita’ di trasferirci in pianta stabile alla colonia e sabato 19 ottobre prendiamo possesso del campo remoto che i tecnici di McMurdo ci hanno allestito sul pack (il mare ghiacciato) di fronte a Hutton Cliffs.
L’accampamento e’, nonostante tutto, piuttosto confortevole e certamente molto funzionale. C’e’ un hut (capanno) adibito a cucina, un altro allestito come laboratorio per le analisi dei campioni di latte e di sangue da eseguire in tempi brevissimi dal prelievo, un terzo dove dormono le quattro donne della spedizione e una tenda piuttosto grande che funge sia da magazzino per i materiali che da dormitorio per gli uomini (cinque).
Ovviamente tutti dormiamo nei sacchi a pelo e nonostante la stufa a propano difficilmente la temperatura nella tenda supera gli 0 °C.
Al campo, insieme a quella USA, ho portato anche una bandiera italiana; e’ una bandiera un po’ speciale perche’ mi e’ stata donata direttamente e con grande affetto dall’addetto scientifico della nostra ambasciata a Washington, il Prof. Alberto Devoto, prima della mia partenza per la Nuova Zelanda dagli Stati Uniti.
Finalmente cominciamo la nostra attivita’ scientifica vera e propria. Lo scopo della nostra spedizione di ricerca e’ quello di determinare la dieta delle foche di Weddell, studiare la spesa energetica delle mamme nel periodo dell’allattamento e cercare di scoprire se i cuccioli foraggino in mare anche durante l’allattamento e dunque prima dello svezzamento.
Per condurre queste indagini il Dr. Olav Oftedal (il maggior esperto mondiale di tematiche e problematiche correlate alla nutrizione nei mammiferi nel periodo pre-svezzamento) e la Dott.ssa Regina Eisert (sua prima collaboratrice al reparto Nutrition del dipartimento Nature Conservacy del National Zoological Parck dello Smithsonian Institution di Washington) hanno messo a punto un protocollo che si basa sull’utilizzo di isotopi dell’idrogeno (deuterio e trizio, quest’ultimo radioattivo) e dell’ossigeno (O18) e della misurazione dei loro livelli negli organismi di dodici coppie sperimentali e dodici coppie controllo mamma-cucciolo.
Tradotto nella pratica delle nostre giornate antartiche, questo significa uscire ogni mattina di buon ora dal campo trascinando ciascuno una slitta carica di materiali scientifici e attrezzature per la sopravvivenza, raggiungere la colonia, individuare l’animale prescelto (tutte le foche di Hutton Cliffs sono marcate con una targhetta colorata e numerata fissata sulle pinne posteriori), catturarlo momentaneamente, pesarlo ed eseguire i prelievi di sangue e di latte.
La cattura e’ certamente il momento più delicato perche’, nonostante l’indole piuttosto pacifica, le foche di Weddell rimangono dei predatori che nella stagione delle nascite superano i 500 kg di peso (la “nostra” foca piu’ pesante ha fatto registrare 520 kg) e hanno i canini lunghi qualche centimetro.
Inoltre, per minimizzare i rischi di abbandono del piccolo da parte delle mamme (a volte purtroppo succede che soprattutto le femmine piu’ giovani non vogliano prendersi cura dei loro stessi neonati, condannandoli a morire di fame), abbiamo deciso di non fare ricorso a sedativi e calmanti che potrebbero influenzare negativamente le loro reazioni; e quando per catturare le foche infilo loro in testa un grosso sacco di tela gommata con due manici e’ praticamente impossibile riuscire a tenerle ferme.
Si imbizzarriscono, si impennano superandomi in altezza, ruotano su un fianco, poi sull’altro, mi colpiscono con il collo e la testa; la cattura e’ uno dei miei compiti principali e quasi quotidianamente mi ritrovo a essere trascinato da una parte all’altra della colonia con la foca che da dentro al sacco cerca comunque di mordermi. Insomma, una specie di rodeo sul ghiaccio dove non e’ del tutto chiaro chi abbia catturato chi…
Poi, pero’, generalmente si tranquillizzano e in pochi minuti riusciamo a fare tutte le analisi e a rilasciarle.
Con i cuccioli, a pochissimi giorni dalla loro nascita, la cosa e’ estremamente piu’ facile e piacevole. Ad appena tre giorni di vita pesano intorno ai 30 kg e sono assolutamente innocui. Suscita una tenerezza infinita sentirsi mordicchiare le mani o il mento mentre con estremo cautela li abbracciamo per tenerli fermi.
L’unica accortezza da seguire e’ quella di tenere a bada la grande mamma con una tavola di legno per evitare che piombi addosso al ricercatore che sta trattenendo il suo cucciolo.
Questo lavoro e’ sempre splendido ma quando le condizioni meteorologiche sono brutte, tutto diventa incredibilmente piu’ difficile.
Le mani gelano e fanno un male incredibile, gli aghi si intoppano e le siringhe non ne vogliono sapere di scorrere. E tutto vola via, spazzato dal blizzard.
Ci sono dei giorni in cui la visibilita’ e’ talmente ridotta che senza l’ausilio delle bandiere segna-pista non riusciremmo a riguadagnare il campo.
La sera, dopo 7, 8 o anche 9 ore trascorse sul ghiaccio, il sacco a pelo sembra il piu’ confortevole dei letti. Ovviamente vi dormiamo con gli stessi vestiti usati durante la giornata e non abbiamo possibilita’ di lavarci. E’ fastidioso, ma non c’e’ alternativa.
Ma prima ci sono i piatti da lavare con l’acqua ottenuta fondendo pezzi di ghiaccio spaccati a colpi di ascia; l’inserimento dei dati quotidiani al computer; il controllo con l’antenna e il ricevitore radio delle foche a cui abbiamo applicato il trasmettitore; la preparazione dei materiali per il giorno successivo; e l’invio di una mail a casa per rassicurare i propri cari.
Con l’avanzare della stagione i cuccioli aumentano enormemente di peso e le mamme lo perdono.
Noi siamo molto stanchi.

