18/12/09 Franco Ricci risponde ai quesiti dei ragazzi della Scuola Media "Vivaldi"
Ciao “Ragazzi del coro”,
sono Franco, il Capo Base della Stazione “Mario Zucchelli”, la Base italiana in Antartide.
Molto interessanti le domande che mi avete posto e, per alcune, ho dovuto chiedere un aiuto agli esperti …
Allora, dunque…
Come ha influito il surriscaldamento globale sull'Antartide?
Beh, ragazzi miei… questa è una bella domanda! Intanto, ci sono 2 scuole di pensiero tra gli scienziati che si occupano di climatologia. Alcuni asseriscono che non è in atto alcun surriscaldamento globale e che i fenomeni climatologici che vengono imputati all’eccesso di anidride carbonica nell’ambiente, siano dovuti ad altre spiegazioni. Altri, invece, sono convinti che esista davvero un innalzamento termico del Pianeta. Ciò premesso, credo che, esista la reale possibilità che la Terra si stia riscaldando a causa delle emissioni dei cosiddetti “gas serra”, fra i quali l’anidride carbonica di origine antropica, ovvero prodotta dall’uomo nei processi industriali, oltre ad altri tipi di gas, quali i CFC, cloro fluorocarbonio.
Questo meraviglioso continente, che ho la fortuna di frequentare da tanti anni, è un sistema molto delicato e fragile che risente delle variazioni climatiche del Pianeta. Oltre a questo è necessario ricordare che in Antartide c’è una quantità d’acqua che alcuni scienziati calcolano al 70-80% di tutta l’acqua dolce della Terra.
Davanti alla nostra Base, nella Baia di Ross, nel 1990 c’era la lunga lingua del Campbell, un ghiacciaio che entrava nel mare per quasi 15 chilometri, ora… non c’è più. Pensate che disastro sarebbe, se decidessimo di non rispettare più l’ambiente.
Come si è formato l'Antartide? In quanto tempo?
L’Antartide si è formato alla fine del raffreddamento della crosta terrestre, quando hanno iniziato a formarsi gli oceani. La crosta terrestre non era come è oggi. C’era un grandissimo continente chiamato Gondwana, che, nel corso di milioni di anni, si è suddiviso in altri continenti più piccoli che si sono allontanati tra loro ad ancora continuano a farlo. Questi movimenti sono quelli che hanno caratterizzato la formazione dell’Africa che è complementare all’America del Sud ed il distaccamento dell’Asia, Australia ed Antartide. Il fenomeno è conosciuto come “deriva dei continenti”. Quando verrò nella vostra scuola, al termine di questa Spedizione, vi mostrerò un filmato che vi dovrebbe far rendere conto di cosa stiamo parlando.
Da quanto tempo è monitorato l'Antartide?
L’Antartide, è scientificamente controllato già dalla sua scoperta. Fu Falcon Scott all’inizio del secolo scorso a dare il via al monitoring, ovviamente con i mezzi ed i metodi di allora. Poi, naturalmente, da quando ha perso il fascino del pionierismo antartico, è controllato con metodi abbastanza moderni con lo sviluppo tecnologico di apparecchi sempre più sofisticati… ultimamente, è sotto osservazione attraverso reti internazionali di acquisizione dati che vengono messi a disposizione di tutto il mondo scientifico mondiale.
Quant'è l'altitudine media degli iceberg nell'Antartide?
L’altezza media degli iceberg è difficile da dire, considerando che questi blocchi di ghiaccio si staccano da ghiacciai che possono variare dai 5 ai 50 o 80 metri di altezza e sapendo che quando sono nell’acqua di mare emergono per circa 1/7, potete fare il conto da soli.
Quanto influisce l'inquinamento in Antartide?
Anche questa, ragazzi miei, è una dolente nota… L’inquinamento influisce molto su questo ecosistema delicatissimo. Pensate che, quando sono stati effettuati studi su carote di ghiaccio estratte dall’Antartide, per una lunghezza totale di oltre tremila metri, sono stati trovati dei residui di piombo tetraetile databili all’inizio dell’era di industrializzazione del cosiddetto mondo civile, da quando l’uomo ha iniziato ad impiegare la benzina come combustibile, dopo il carbone. Per cui potete ben immaginare come tutte le molecole di inquinanti, convogliate nell’aria vanno a finire in questo meraviglioso posto come fosse un archivio dove poter studiare tutti questi eventi e fenomeni.
Vorremmo sapere qualcosa di più sulle meteoriti cadute sull'Antartide.
Le meteoriti sono rocce extraterrestri catturate dal campo
gravitazionale della Terra, che raggiungono la sua superficie
sopravvivendo ai processi di fusione che avvengono per riscaldamento
da attrito con l’atmosfera. Oggetto di venerazione e patrimonio
dell’immaginario dell’uomo fino al XVIII secolo, le meteoriti sono per
la scienza moderna un laboratorio naturale per lo studio dell’origine
ed evoluzione del Sistema Solare. Il loro studio fornisce, infatti,
una prospettiva unica per la definizione dei meccanismi attraverso i
quali si è passati in 4,6 miliardi di anni dalla condensazione della
nebulosa solare alla attuale organizzazione in pianeti, asteroidi e
comete in orbita intorno al Sole. Con oltre 30000 esemplari di
meteoriti rinvenuti in soli 40 anni di ricerche, l’Antartide
rappresenta l’Eldorado per gli studiosi di scienze planetarie.
Recenti spedizioni sulla calotta glaciale antartica hanno scoperto straordinari accumuli di meteoriti, giacimenti di materia extraterrestre di inestimabile valore scientifico e accessibili a costi contenuti se paragonati a quelli delle missioni spaziali. Il grande progresso della conoscenza del Sistema Solare a cui si è assistito negli ultimi cinquant’anni è dovuto all'efficace sinergia tra l'osservazione astronomica, l'esplorazione spaziale e lo studio delle meteoriti, ivi incluso le migliaia di esemplari della collezione antartica, che è di gran lunga la più rappresentativa della materia extraterrestre presente nel Sistema Solare. Lo straordinario numero di ritrovamenti di meteoriti in Antartide, che è sicuramente facilitato dall’evidente contrasto cromatico tra la crosta di fusione (vedi figura) e la superficie del ghiaccio, non dipende da una maggiore frequenza di cadute. Nell’immenso ghiacciaio della calotta polare antartica agiscono invece flussi glaciali capaci di concentrare in zone ristrette le meteoriti cadute anche centinaia di migliaia di anni fa sui vasti bacini di alimentazione glaciale. Queste zone della calotta sono aree di ghiaccio blu dette appunto "trappole per meteoriti". (risposta del Dott. Luigi Folco – Università di Siena – Esperto in meteoriti).
Ci sono terremoti in questo continente?
In questo continente non ci sono fenomeni sismici di particolare rilievo, anzi, nella media mondiale è il luogo dove in assoluto non ci sono fenomeni tellurici degni di nota. Ma è proprio per questo motivo che ci sono moltissime aree controllate da sismografi (gli apparecchi che misurano le oscillazioni trasmesse nel terreno dai terremoti). Allora, direte voi, a che cosa serve misurare i terremoti dove non ci sono? Serve a studiare le onde riflesse dai vari strati di cui è composta la Terra, per capirne meglio la sua composizione e natura. Infatti, le onde dei terremoti che avvengono in altre parti del mondo, si trasmettono nel terreno sottostante e tutt’attorno, rimbalzano e riflettono a seconda del tipo di roccia o materiale che incontrano e vengono catturate in Antartide, ma anche in altri luoghi e, in base allo studio dei ritardi delle onde o della loro deformazione, si può risalire a che tipo di roccia o materiale hanno attraversato così da studiare e capire meglio l’interno del Pianeta dove viviamo.
Qual è l’obiettivo della vostra spedizione? Che tipo di ricerche svolgete?
L’obiettivo della Spedizione, come per tutte le Spedizioni precedenti, è quello di realizzare esperimenti, ricerche, acquisizione di dati scientifici in Antartide ed in particolare modi, nell’area di influenza della nostra Base. Inoltre, organizziamo la logistica per la base italo-francese di Concordia che si trova sul plateaux antartico a circa 1200 Km di distanza dalla nostra Base “Mario Zucchelli”, che si trova sulla costa nella Baia di Ross. Le ricerche che si svolgono qui, in generale, si occupano della Biologia, Medicina, Osservatori scientifici, Ecologia, Chimica, Fisica, Astronomia, Glaciologia, Geologia, Tecnologia, Oceanografia e quant’altro riguardi la scienza.
Come è strutturato il campo base? Di quali impianti dispone? Quali mezzi utilizzate per gli spostamenti?
Il campo Base, ovvero la Base “Mario Zucchelli”, è costruita con dei container (moduli da circa 3 per 6 metri, alti circa 3 metri). La forma della Base è come una T, in parte ad un piano ed in parte a 2 piani. Proverò a mandarvi una foto, così la vedete. Gli impianti che abbiamo sono molteplici e, soprattutto, molto complessi e sono gestiti da personale altamente specializzato. Abbiamo un potabilizzatore, che produce acqua dolce dall’acqua di mare, in grado di fornire circa 600 litri di acqua dolce ogni ora; poi, abbiamo quattro gruppi elettrogeni che producono l’energia elettrica per tutta la Base, due sono Isotta Fraschini (375 KVA ciascuno) ed altri due sono Mercedes (170 KVA ciascuno). C’è anche una centrale termica che produce il riscaldamento per tutta la Base, inoltre abbiamo un depuratore per le acque fognarie che lavora costantemente per rigettare in mare le acque depurate ed assolutamente pulite, ci sono due chimici che fanno le analisi che servono per questo scopo, per ben 2 o 3 volte al giorno.
Abbiamo anche un inceneritore nel quale inceneriamo i rifiuti solidi, un compattatore per la plastica ed un liquefattore dell’azoto.
Effettuiamo la raccolta differenziata dei rifiuti nelle categorie di: alluminio, ferro e materiali ferrosi, vetro chiaro e vetro scuro, rifiuti particolari e la plastica compattata nell’apposito impianto… tutto questo viene regolarmente riportato in Italia e smaltito o recuperato, da ditte specializzate. I mezzi che utilizziamo per i nostri spostamenti sono molteplici. Abbiamo più di 50 veicoli vari, tra campagnole, gru, gatti delle nevi, motoslitte, camion, gru, autocisterne, veicoli antincendio e quant’altro. Purtroppo è quasi tutto materiale molto datato, ma funzionante, anche se, ormai, iniziamo ad avere seri problemi per il reperimento delle parti di ricambio ed i nostri meccanici fanno veramente miracoli per mantenere alta l’efficienza. Per uscire sul pack o sulla neve usiamo i mezzi cingolati, i cosiddetti gatti delle nevi, che ci garantiscono una grande versatilità di movimenti. Poi, le motoslitte che sono monoposto o biposto ed hanno la possibilità di trainare un piccolo carrellino dove si possono riporre gli attrezzi necessari per il lavoro da svolgere.
Come vi attrezzate per affrontare il grande freddo dell’Antartide?
Siamo vestiti con attrezzature particolari a seconda dei luoghi dove dobbiamo andare. In generale abbiamo delle tute rosse, che servono a farci identificare facilmente sulla neve o sul ghiaccio. Comunque se dobbiamo andare in posti particolari, abbiamo un magazzino dove possiamo prelevare gli indumenti particolari che ci servono per combattere il freddo. Abbiamo tutti degli occhiali da sole molto buoni, per evitare danni agli occhi, visto che qui il sole picchia forte ed i raggi UV non sono ben filtrati dall’atmosfera.
Quali rischi per la persona comporta la permanenza in tale ambiente? Come influenza la vostra salute? C’è un limite massimo alla permanenza? Come vi adattate al cambio di temperatura dal campo base all’ambiente circostante? Ci sono cibi particolari nella vostra alimentazione?
I rischi sono molto limitati e quando ci sono, sono calcolati. La permanenza, normalmente non comporta problemi di sorta. Ci sono alcune regole da rispettare, come la vita in comune, gli orari della mensa, l’orario di lavoro e tutto ciò che comporta le relazioni con gli altri. Uno dei punti più inusuali è la durata del giorno, nel senso che il sole, in questo periodo, non tramonta mai ed è sempre giorno. Per cui, la “notte” bisogna dormire col sole nel cielo. In fonda si tratta solo di abituarsi. La salute non ne risente, apparentemente. Il limite massimo di permanenza sembra non esserci; se pensate che ci sono persone che passano oltre 14 mesi consecutivi in Antartide, compresa la notte boreale che dura circa 6 mesi e non subiscono particolari problemi di salute.
Per l’adattamento alla temperatura, abbiamo il vestiario adatto.
Non ci sono cibi particolari nella nostra dieta antartica. Mangiamo normalmente come si fa a casa. Abbiamo due cuochi eccezionali che cucinano ottimi piatti, sempre diversi e sempre buonissimi.
L’alternanza del di e della notte è diversa da quella delle nostre latitudini? Come vi adattate a tale situazione?
Qui, una delle particolarità, è proprio il fatto che d’estate, cioè adesso, il sole non tramonta mai. E’ sempre giorno. Questo è un problema che risolviamo imponendoci di andare a dormire e chiudendo le tende delle finestre. L’alternanza della notte e del giorno, come voi saprete certamente, è semestrale, ovvero per sei mesi (l’estate australe) c’è il giorno e per altri sei mesi (l’inverno australe) c’è la notte. Dopo un po’ di tempo ci si abitua e si vive normalmente anche così. L’adattamento lo facciamo per i primi giorni, poi, l’organismo si abitua a questo ciclo e tutto si risolve per il meglio.
Un salutone
Franco
