20/01/10 Riccardo Bono e Alberto Della Rovere rispondono ai quesiti dei ragazzi dell'Ist. Paritario "Rousseau"
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GRUPPO: Andromeda
Che tipo di preparazione hanno effettuato i ricercatori prima di partire per la spedizione?
Prima della partenza, ogni membro della Spedizione viene sottoposto ad approfonditi controlli medici. I controlli effettuati differiscono a seconda delle mansioni attribuite. In seguito al risultato positivo della visita medica, il personale partecipa ad un corso addestramento formativo della durata di 6 giorni in un centro sito presso l’Appennino tosco-emiliano. Durante questa settimana i docenti e gli istruttori, ciascuno per la propria parte di competenza, illustra le problematiche di vita in ambienti ostili, tecniche di sopravvivenza, di pronto intervento, di pronto soccorso e di vita in Base. Si effettuano prove pratiche di antincendio, rianimazione, recupero di uomo in acqua, montaggio tende ed altre attività di montagna. Al termine del primo corso di addestramento, il personale che supera questo primo corso, viene trasferito in una località posta nei pressi del Monte Bianco, dove si allestisce un campo e si viene addestrati alle attività in alta montagna. Questo secondo corso ha una durata di ulteriori sei giorni. Al termine di questo secondo corso, il personale è da ritenersi preparato per l’Antartide.
Che rotta seguirà la nave Antartica partita da Ravenna e come si svolgerà il viaggio?
La nave Italica, dopo aver effettuato il carico di tutto il materiale da trasportare, parte da Ravenna e tramite il canale di Suez raggiunge, circa trenta giorni dopo, il porto di Hobart in Tasmania. In questo porto vengono scaricati i container destinati alla Base italo-francese di Concordia. Tali container proseguiranno il loro viaggio, dopo essere stati caricati su di un’altra nave, denominata Astrolabe, con destinazione Dumont D’Urville, per terminare il loro viaggio nella Base Concordia. La nave, dopo qualche giorno di stazionamento ad Hobart, prosegue il suo viaggio verso il porto di Lyttelton in Nuova Zelanda, dove imbarcherà il personale, gli ulteriori materiali, tra cui i viveri ed il combustibile da trasportare in Antartide. Il viaggio continua, lasciando il porto di Lyttelton, in direzione Baia Terra Nova dove è sita la Stazione “Mario Zucchelli”. Durante il viaggio la nave incontrerà, dopo circa quattro giorni, i primi ghiacci che via via aumenteranno. Con destrezza e capacità e l’aiuto che perverrà tramite le indicazioni satellitari saranno individuati i canali che consentiranno alla nave di giungere, in circa sei o sette giorni, la destinazione. I tempi di percorrenza sono sempre molto indicativi e possono cambiare in funzione delle condizioni meteorologiche o marine.
Come si svolge una giornata tipo in Antartide e come si spostano i ricercatori sul continente antartico?
Una giornata tipo in Antartide, nella Stazione Mario Zucchelli, inizia alle 7:30 con la colazione e si conclude alle 20:00 con la cena, Alle 8:00 inizia lo svolgimento delle attività lavorative sia in Base che nelle zone lontane. Ciascun ricercatore o tecnico ha un suo specifico compito. Il personale dispone di laboratori, uffici ed officine idonee alle loro attività. La giornata viene interrotta dalla pausa per il pranzo che dura un’ora. Il personale, preposto allo svolgimento delle attività esterne lontano dalla Base, viene trasferito sul sito operativo per mezzo di elicotteri o di un piccolo aereo bimotore, denominato Twin Otter. Questo personale viene continuamente monitorato dalla sala operativa che controlla tutte le attività in esecuzione verso l’esterno. Le aree di attività del personale scientifico e logistico sono molto molteplici e si possono svolgere anche ad una distanza di oltre 1200 km dalla Base.
Abbiamo letto in uno degli articoli inviatoci dal PNRA che originariamente in Antartide c’era un clima caldo (vedi articolo “Quando i tropici erano al Polo”) ci piacerebbe sapere quando, come e perché è cambiato il clima antartico.
La situazione geografica attuale, che vede l’Antartide posto al centro della regione sud-polare ed isolato da tutti gli altri continenti, non è sempre stata così, ma, è mutata nel tempo, per effetto di lunghe e complesse evoluzioni geologiche.
Intorno ai 150 milioni di anni fa, l’Antartide occupava latitudini più o meno equatoriali e formava il supercontinente di Gondwana insieme al Sud America, all’Africa, all’Arabia, al Madagascar, all’India, a Ceylon, all’Australia ed alla Nuova Zelanda. Da allora, via via, questo supercontinente è andato frammentandosi, con il continente antartico che lentamente migrava verso latitudini più alte. Il colpo di grazia, se così possiamo dire, è avvenuto con l’ultimo distacco, ovvero con la separazione dal Sud America, avvenuta tra i 25 ed i 30 milioni di anni fa, creando l’apertura del passaggio di Drake.
In tale occasione, l’isolamento è divenuto definitivo, bloccando anche il mescolamento tra le acque gelide polari e le acque calde e temperate delle basse latitudini (a mo’ di esempio, si consideri la corrente del golfo che nell’emisfero settentrionale trasporta le acque tropicali verso il nord e mitiga le temperature nord-europee). Inoltre, un clima rigido caratterizzato da vaste estensioni di ghiacciai, implica anche una maggiore riflessione della radiazione solare e, pertanto, si ha un raffreddamento ulteriore: si instaura così un processo di feedback's positivi che tendono a stabilizzare sempre di più il clima gelido nel continente Antartico.
Come è possibile utilizzare le cosiddette “carote di ghiaccio” per studiare il clima del passato e l’evoluzione del clima?
Il ghiaccio che ricopre il continente antartico è formato dalla caduta di neve che, con l’aumentare dello spessore del manto, si comprime fino a trasformarsi in ghiaccio. Durante questa lentissima trasformazione, all’interno dei cristalli di neve, rimangono intrappolate delle microscopiche bolle d’aria che si conservano inalterate nel tempo. Possiamo così pensare che, con estrema lentezza, l’Antartide tiene un”diario” dello stato dell’atmosfera e della sua evoluzione. All’interno del continente antartico, la calotta di ghiaccio supera in alcuni punti, anche i 3000 metri. Un tale spessore corrisponde all’accumulo di neve per una durata di quasi un milione di anni. I ricercatori hanno, in vari punti della crosta, eseguito una perforazione con un’apposita attrezzatura, che può essere paragonata, in via molto semplificata, all’utensile che si usa per togliere il centro di un ananas. Mediante questa speciale “sega a tazza” si è perforato un foro di più di 3000 metri, conservando tutti i “torsoli”, le cosiddette “carote di ghiaccio”. Queste carote sono state spedite, mantendole congelate a -20 gradi centigradi, fino ai centri di ricerca sparsi nel mondo ed analizzate in loco. Gli scienziati stanno recuperando le microbolle d’aria imprigionate nel ghiaccio e dall’analisi della composizione chimica di questa aria possono risalire alle condizioni dell’atmosfera nei vari periodi di evoluzione del pianeta. Un esempio banale: se, in un certo strato, si trova una forte concentrazione di anidride carbonica e magari delle microparticelle di cenere, si può dedurre che nel periodo geologico corrispondente ci sono state grosse eruzioni di vulcani. Naturalmente le tecniche di analisi sono molto più sofisticate e i risultati più complessi e ricchi di informazioni.
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GRUPPO: Orione
Che caratteristiche ha la foca leopardo? (E’ possibile avere una foto?)
La foca leopardo prende il nome dal suo mantello maculato (soprattutto nelle parti inferiori) e dalle sue abitudini predatorie. Il suo aspetto, con un corpo molto affusolato che contrasta con la testa molto grande, ricorda vagamente quello di un grosso serpente. E’ un animale solitario e non si vede di frequente, ma non è considerato raro. La si può trovare, soprattutto, in prossimità delle colonie di pinguini, che caccia attivamente. Anche il suo metodo di caccia ricorda il comportamento di un leopardo; infatti aspetta i pinguini in prossimità delle loro colonie e al momento in cui entrano in acqua sferra un attacco velocissimo. Infatti, non è in grado di catturare un pinguino in mare aperto. Nel caso in cui riesca a catturare la preda, non potendola trattenere con le zampe, come fanno i carnivori terrestri, comincia a smembrarla sbattendola da una parte all’altra. In realtà, però, i pinguini rappresentano sono una componente della dieta che è varia e che è costituita anche da pesci, krill e da giovani di altre foche. Le foche leopardo partoriscono in Antartide durante l’estate e allattano i piccoli per circa due mesi, ma poi all’inizio della stagione fredda si spostano verso nord fino a raggiungere le isole sub antartiche, ma anche le coste del Sud America, del Sud Africa, dell’Australia meridionale e della Nuova Zelanda. Il loro unico nemico naturale sembra essere l’orca, mentre non è mai stata oggetto di caccia intensiva da parte dell’uomo per le sue carni o la sua pelle come, invece, lo sono state molte altre specie di foche. Nei pressi della Base italiana in Antartide, la foca leopardo è stata osservata presso le colonie di pinguini più grandi, in particolare, nella pinguinaia di Inexpressible Island ed è, probabilmente, una presenza non frequente ma regolare. La sua presenza nei pressi di una colonia è facilmente riscontrabile, infatti, la foca leopardo mangia solo alcune parti del corpo dei pinguini ed, in particolare, non mangia la testa; la presenza di questi resti è un’indicazione chiara della presenza della foca leopardo. Non è considerato un animale pericoloso per l’uomo, tuttavia, in Antartide sono noti alcuni episodi di aggressioni rivolte per lo più a battelli gonfiabili che si erano avvicinati troppo alle foche e di un caso più grave di un sub inglese che perse la vita perché trattenuto sott’acqua da una foca leopardo che, verosimilmente, voleva solo giocare. Le foche leopardo, infatti, a dispetto della loro terribile fama, in realtà, come altre specie di foche hanno, probabilmente, una predisposizione al gioco.
Che tipo di vegetazione e che tipo di animali si incontrano durante un’immersione nelle acque antartiche?
Durante un’immersione nelle acque antartiche, possiamo incontrare, per quanto riguarda il tipo di vegetazione, due sole specie di alghe: la Phillophora antarctica e la Iridea Chordata.
Per quanto riguarda, invece, gli animali, ne possiamo incontrare di tutti i tipi: spugne, stelle marine, pesci, pantopodi (nome comune “ragno di mare”, data la somiglianza), coralli molli, ricci, adamussium bivalvi (simili alle nostre capesante). Tutte queste creature si possono trovare ad una profondità che varia dai 10 ai 150 metri.
Che caratteristiche hanno gli uccelli skua?
Gli skua sono uccelli simili ai gabbiani. Il nome “Skua” deriva dal loro caratteristico richiamo, ma in italiano il nome corretto è Stercorari. Sono di colore scuro (marrone/grigio) e nel mondo ne esistono nove specie. Una di queste, lo Stercorario di MacCormick nidifica nella nostra base ed è diffuso in tutto l’Antartico.
Come tutte le specie che nidificano qui, si tratta di uccelli marini migratori che, durante tutto l’anno, vivono in mare aperto, nutrendosi di pesci e gamberetti che pescano sulla superficie del mare. Durante l’estate, raggiungono le coste prive di ghiacci dell’Antartide per riprodursi. E’ in questo periodo dell’anno che diventano opportunisti e si nutrono di ciò che riescono a trovare, dalle uova ai pulcini dei pinguini (e altri uccelli marini) che predano attivamente, alle carogne di foche o di pinguini adulti. Possono essere, quindi, predatori, spazzini e pescatori, rivelando grandi capacità di adattamento che sono essenziali in un ambiente estremo dove le risorse alimentari sono poche. A questo proposito, pur mantenendo le caratteristiche fondamentali di un uccello marino (come le zampe palmate), hanno anche evoluto alcune caratteristiche simili a quelle degli uccelli rapaci (come il becco fortemente uncinato). Sono animali molto longevi, che possono vivere anche fino a 50 anni (in media 30) e che mantengono sempre lo stesso partner. Il corteggiamento e la ricerca di un compagno avviene una volta sola nella vita ed ogni estate la coppia si riunisce. L’estate antartica, infatti, è molto breve e mantenere lo stesso compagno anno dopo anno consente di iniziare subito la riproduzione all’inizio dell’estate, senza dover perdere tempo nella ricerca di uno nuovo, che potrebbe durare anche molti giorni. Riprodursi troppo tardi, infatti, qui è rischioso perché alla fine dell’estate il freddo arriva repentino e se la riproduzione non è ultimata ci sono pochissime probabilità di sopravvivenza per i piccoli. Gli skua sono anche uccelli molto sociali che, di solito, nidificano in colonie. Lungo le coste vicino alla nostra base ci sono oltre una decina di colonie, le più piccole delle quali sono costituite da una decina di nidi e le più grandi da oltre 100. Alla fine dell’estate, gli skua abbandonano l’Antartide e si disperdono negli oceani dove passano il resto dell’anno lontani dalla terra ferma.
Come si adattano gli animali alle temperature del clima antartico?
Ci sono molti modi in cui gli animali si adattano al clima antartico. L’adattamento può essere di varia natura, c’è un adattamento di tipo fisiologico che è il risultato di milioni di anni di evoluzione che ha fatto si che gli animali che vivono qui abbiano sviluppato caratteristiche uniche. Ad esempio, i pesci che vivono in acque freddissime grazie alla presenza di sostanze antigelo; tali sostanze abbassano il punto di congelamento dei liquidi interni al di sotto della temperatura dell’acqua di mare che, in vicinanza delle coste antartiche è di circa meno 1,8 ° C, evitando la creazione di cristalli di ghiaccio all’interno dei tessuti. Un gruppo di pesci, i cosiddetti pesci del ghiaccio o “icefishes”, hanno elaborato un ulteriore meccanismo di difesa dal ghiaccio che ha previsto la perdita dell’emoglobina (globuli rossi), tale adattamento permette di avere un sangue meno denso e, quindi, meno esposto al congelamento. La respirazione di questi pesci avviene per utilizzo diretto dell’ossigeno disciolto nei liquidi . Ci sono poi i meccanismi di isolamento termico più noti, come quello fornito dall’enorme strato di grasso delle foche che assolve insieme sia la funzione di riserva di nutrimento sia quella di isolante termico, o quello dalle penne dei pinguini che risultano fortemente compattate tra di loro, e trattengono uno strato di aria sempre asciutto tra l’acqua e la pelle che impedisce la dispersione del calore. Ci sono poi adattamenti di tipo comportamentale che permettono ad alcune specie di ottimizzare le risorse e di utilizzarle in modo parsimonioso. In questi climi è necessario infatti distribuire bene le energie tra le varie attività per garantire la sopravvivenza. Tutti gli animali antartici infatti hanno una sopravvivenza molto lunga perché investono molte energie in essa, ma di contro hanno tassi di riproduzione molto bassi. In sostanza gli animali qui sono costretti ad investire sulla propria sopravvivenza e poi, se ci sono abbastanza risorse, allora ci si può riprodurre.
Come si svolge la vita all’interno della base scientifica Mario Zucchelli?
Alla base Mario Zucchelli, la vita si svolge secondo orari piuttosto precisi, anche se non mancano le eccezioni alla regola. Il lavoro inizia alle 8 di mattina, per cui le persone si svegliano tra le 6 e le 7, a seconda delle proprie abitudini. La zona notte, in cui sono ospitati i residenti di MZS fa corpo unico con i locali comuni ed i laboratori, per cui ci si può muovere senza particolari attenzioni tra camere, bagni e mensa. Un discorso a parte va fatto per gli ospiti temporanei e i piloti stranieri: questi sono ospitati in locali esterni, per cui nel loro caso, andare a far colazione significa vestirsi da esterno. Dalle 8 alle 13 si lavora. Ogni partecipante alla spedizione ha i suoi compiti: il gruppo dei cosiddetti “logistici” si occupa della conduzione delle varie professioni necessarie alla gestione di una stazione di ricerca: ci sono, quindi, elettricisti, meccanici, idraulici, informatici, addetti alle telecomunicazioni, cuochi, addetti alle pulizie e così via. In totale, normalmente, una quarantina di persone si occupa di tutti gli aspetti pratici della vita quotidiana e di tutte le necessità di manutenzione e costruzione della base. A fianco a questo gruppo di persone c‘è il personale “scientifico”: biologi, geologi, fisici, geodeti e altro ancora: questi rappresentano il nucleo produttivo della base, il motivo per cui l’Italia invia in Antartide un contingente di personale e investe una certa quantità di denaro, la ricerca di nuove conoscenze in questo continente così estremo e così sconosciuto per molti aspetti. Alle 13 si pranza e alle 14 riprende il lavoro, che termina alle 19:30. Alle 20 è ora di cena e poi si è liberi fino al mattino successivo. Certo il bar o il cinema più vicini non sono raggiungibili con facilità, quindi la gente si ritrova per fare qualche chiacchiera, si guardano i film portati dall’Italia, si scrive a casa via e-mail o si telefona con il collegamento satellitare. C’è anche un biliardino e qualche gioco di società, per gli appassionati. I locali di ritrovo sono il bar, le due sale televisive, una per fumatori e una per persone sagge e lo chalet denominato “Pinguinattolo”, che mette a disposizione un ampio spazio con tavoli e panche, un camino ed una zona libera con un tavolo da ping-pong o una piccola pista da ballo, a seconda delle preferenze degli occupanti del momento. Ha, anche, un piccolo locale adibito a palestra, con gli attrezzi principali per tenersi in esercizio. Il Pinguinattolo è, inoltre, il posto in cui ci si riunisce nelle principali ricorrenze, come la notte di Natale e di Capodanno, la cerimonia della consegna dei diplomi o qualche altra ricorrenza collettiva. Le zone circostanti la base presentano anche un bel paesaggio, scabro come tutta l’Antartide, ma ricco di particolari interessanti e di colori incredibili. Quando il clima è favorevole, le passeggiate all’aperto sono un’alternativa piacevole per occupare quel poco di tempo libero che rimane.
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GRUPPO: Orsa Maggiore
Come si sono svolte le campagne di ricerca e di raccolta dei meteoriti in Antartide? Continuano tuttora?
Le aree nelle quali vengono cercate le meteoriti sono note come trappole glaciologiche: si tratta di aree poste a ridosso di rilievi montuosi che emergono dalla Calotta (indicati con termine norvegese nunatak) dove, a causa della persistente azione dei forti venti catabatici, viene indotta una spinta ablazione per sublimazione della superficie del ghiacciaio. Il ghiaccio perduto per ablazione richiama nuovo ghiaccio dalla calotta: il processo è continuo e, col tempo, concentra sulla superficie del ghiacciaio il carico di materiale trasportato, costituito da detrito endoglaciale e dalle meteoriti cadute dal cielo.
Le campagne di ricerca e di raccolta vera e propria viene effettuata da gruppi di ricercatori accompagnati da guide (solitamente dalle quattro alle dieci persone), che trascorrono periodi più’ o meno lunghi (in media due o tre settimane) in campi remoti. Le aree di ghiaccio blu vengono analizzate camminando in gruppi che si muovono parallelamente sul ghiacciaio e che verificano la natura dei ciottoli e dei detriti presenti sulla superficie. Di solito le meteoriti, sebbene possano avere anche piccole dimensioni, si riconoscono in quanto risaltano visivamente sul ghiaccio blu grazie al loro colore scuro.
Durante questa spedizione sono state raccolte 28 meteoriti. Sono state, inoltre, trovate numerose micrometeoriti: si tratta di meteoriti di piccolissime dimensioni (dell’ordine del mm o anche meno) che vengono trasportate dal vento e accumulate all’interno di fratture più’ o meno ampie presenti nel substrato roccioso.
Da quali tipi di rocce e minerali è composta la crosta antartica?
Le aree nelle quali vengono cercate le meteoriti sono note come trappole glaciologiche: si tratta di aree poste a ridosso di rilievi montuosi che emergono dalla Calotta (indicati con termine norvegese nunatak) dove, a causa della persistente azione dei forti venti catabatici, viene indotta una spinta ablazione per sublimazione della superficie del ghiacciaio. Il ghiaccio perduto per ablazione richiama nuovo ghiaccio dalla calotta: il processo è continuo e, col tempo, concentra sulla superficie del ghiacciaio il carico di materiale trasportato, costituito da detrito endoglaciale e dalle meteoriti cadute dal cielo.
Le campagne di ricerca e di raccolta vera e propria viene effettuata da gruppi di ricercatori accompagnati da guide (solitamente dalle quattro alle dieci persone), che trascorrono periodi più’ o meno lunghi (in media due o tre settimane) in campi remoti. Le aree di ghiaccio blu vengono analizzate camminando in gruppi che si muovono parallelamente sul ghiacciaio e che verificano la natura dei ciottoli e dei detriti presenti sulla superficie. Di solito le meteoriti, sebbene possano avere anche piccole dimensioni, si riconoscono in quanto risaltano visivamente sul ghiaccio blu grazie al loro colore scuro.
Durante questa spedizione sono state raccolte 28 meteoriti. Inoltre sono state trovate numerose micrometeoriti: si tratta di meteoriti di piccolissime dimensioni (dell’ordine del mm o anche meno) che vengono trasportate dal vento e accumulate all’interno di fratture più’ o meno ampie presenti nel substrato roccioso.
Come procedono gli studi circa la sismicità del ghiacciaio David? E perché si chiama così?
Quest’anno non e’ stata svolta specifica attivita’ di ricerca relativa alla sismicita’ del ghiacciaio David, anche se la rete di monitoraggio sismico e’ comunque in acquisizione. In generale gli “icequackes” sono solitamente associati alla propagazione delle fratture nelle aree crepacciate, cioe’ in quelle porzioni dei ghiacciai dove gli sforzi tensionali indotti dal movimento della massa glacializzata superano il limite di plasticita’ del ghiaccio portando alla formazione di vere e proprie fratture (crepacci).
Scoperto dalla pattuglia settentrionale della prima spedizione di Sir Ernest Shackleton nel 1907-1909, il ghiacciaio prende il nome dal comandante della pattuglia Prof. T.W. Edgeworth David, noto per aver raggiunto per primo il Polo Sud magnetico il 16 gennaio 1909.
Cosa si conosce riguardo il processo di formazione del continente antartico e i suoi movimenti relativi al distacco dal continente Gondwana fino al raggiungimento della posizione attuale?
Circa 500 Milioni di anni fa, all'inizio del periodo geologico Fanerozoico, si formò il supercontinente Gondwana dal supercontinente chiamato Rodinia. Questo supercontinente comprendeva e raggruppava tutti gli attuali continenti in una posizione geografica che ovviamente non era quella attuale. Ad esempio, il continente antartico si trovava a latitudini comprese tra circa i 30° e i 60° Sud. Esisteva una flora molto rigogliosa e, di questo ne fa testimonianza, il ritrovamento di molti reperti (resti di foreste pietrificate, ecc). Con lo scorrere del tempo in termini di milioni di anni, per il fenomeno della tettonica delle placche (movimenti delle grandi placche che “galleggiano” sul mantello terrestre e sulle quali vi sono i continenti), i diversi continenti si sono spostati e sono andati ad occupare le posizioni attuali. Le grandi placche tettoniche sono sempre in movimento e quindi i continenti sono sempre in movimento. Un periodo fondamentale si ebbe circa 25 Milioni di anni fa, alla fine dell’Oligocene e l’inizio del Miocene. Subito prima di quest’epoca, l’Antartide occupava già all’incirca la sua posizione attuale e l’America del Sud gli era praticamente collegata, attraverso la punta estrema della stessa e quella che viene chiamata “Penisola Antartica” dalla parte dell’Antartide. 25 Milioni di anni fa, sempre per effetto dei movimenti di placca, questi due continenti si separarono definitivamente lasciando aperto quello che e’ l’attuale “stretto di Drake” e provocando la formazione di una particolarissima corrente marina che ha iniziato a ruotare in senso orario attorno all’Antartide. Questa corrente vi è tutt’ora e si chiama “Convergenza Antartica” (è una corrente che si è stabilizzata a latitudini comprese tra i 50° e i 60° Sud). La Convergenza Antartica ha l’enorme capacità di isolare completamente l’Oceano antartico dagli altri oceani che gli sono a ridosso (come l’oceano Indiano, Pacifico, ecc). Questo particolare fenomeno ha fatto si che le temperature delle acqua all’interno della Convergenza si siano stabilizzate nell’intorno dei -1.8°C e che quindi si siano sviluppate e adattate forme di vita marina del tutto particolari e non esistenti negli altri mari. Alcune specie di pesci si sono adattate a questi ambienti addirittura eliminando l’emoglobina dal sangue e sono quindi di sangue bianco! Questo è un “escamotage” per poter sopravvivere ad una temperatura così bassa. Per contro, tali pesci non sopravvivono a temperature dell’acqua superiori ai 4°C!
Ai tempi attuali, il movimento dei continenti è monitorato e determinato facendo misure di geodesia (disciplina che studia la forma e le dimensioni della terra) utilizzando sistemi satellitari (tipico è il GPS, Global Position System). In Antartide, un gruppo di ricercatori italiano ha il compito di monitorare questi movimenti, relativamente all’area della Terra Vittoria del Nord (è la zona entro la quale vi è la base scientifica “Mario Zucchelli Station”). Quest’area risulta essere grande circa 800 Km per 350Km. Altri ricercatori di altre nazioni hanno il compito di monitorare i movimenti in altre zone dell’Antartide per avere un quadro completo del movimento del continente. Lo scopo di questi ricercatori, però, è anche quello di determinare i movimenti intra-placca, cioè tutti quei movimenti che vengono provocati dalle cosiddette “faglie” di tipo geologico che contribuiscono alla caratterizzazione del continente.
Dalle ultime pubblicazioni scientifiche sull’argomento, si evince che tutto il continente antartico sta subendo un lento movimento (qualche millimetro all’anno) da Nord-Ovest a Sud-Est, attorno ad un polo di rotazione che si trova a qualche centinaio di kilometri verso Nord, rispetto alla costa antartica, in corrispondenza del meridiano a 55° di longitudine Est.
Si registrano attualmente fenomeni sismici o comunque fenomeni di assestamento del continente antartico?
In questo continente non ci sono fenomeni sismici di particolare rilievo, anzi, nella media mondiale è il luogo dove in assoluto non ci sono fenomeni tellurici degni di nota. Ma è proprio per questo motivo che ci sono moltissime aree controllate da sismografi (gli apparecchi che misurano le oscillazioni trasmesse nel terreno dai terremoti). Allora, direte voi, a che cosa serve misurare i terremoti dove non ci sono? Serve a studiare le onde riflesse dai vari strati di cui è composta la Terra, per capirne meglio la sua composizione e natura. Infatti, le onde dei terremoti che avvengono in altre parti del mondo, si trasmettono nel terreno sottostante e tutt’attorno, rimbalzano e riflettono a seconda del tipo di roccia o materiale che incontrano e vengono catturate in Antartide, ma anche in altri luoghi e, in base allo studio dei ritardi delle onde o della loro deformazione, si può risalire a che tipo di roccia o materiale hanno attraversato così da studiare e capire meglio l’interno del Pianeta dove viviamo.
