30/11/09 Sandro Torcini risponde ai quesiti dei ragazzi dell'Ist. Tecnico Commerciale "Salvemini"

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  • Perché ha scelto di partecipare alla spedizione italiana? (Squirrels)
  • Come vi siete organizzati? Ci può descrivere una giornata tipo? (Tigerts)

La mia prima Spedizione in Antartide ormai risale al lontano 1986, quando giovane ricercatore mi fu chiesta la disponibilità a svolgere la mia attività come chimico analitico in un ambiente tanto particolare quanto, a quei tempi, sconosciuto. Fu così che misi a disposizione la mia pur modesta, a quei tempi esperienza per lo studio e la caratterizzazione chimica, diciamo semplicemente di matrici acquose (che era il mio principale impegno in quel momento) anche se il mio primo pensiero fu proprio, cosa ci va a fare un chimico che studia matrici acquose in un luogo che è conosciuto come il più freddo ed inospitale sul pianeta e dove è solo il ghiaccio a farla da padrone. Invece molto ricerche e molti studi erano da fare in un ambiente ancora oggi ritenuto tra i più incontaminati della terra.

Oggi sono ancora qui dopo 14 Spedizioni in Antartide, per dare il mio contributo ora come Responsabile della salvaguardia e della protezione dell’ambiente antartico.

La Stazione italiana Mario Zucchelli è come una piccola cittadina dove si svolgono studi e ricerche di molti tipi e dove l’organizzazione logistica è al servizio della ricerca affinché sia possibile rispondere in tempo reale ad ogni loro esigenza ed al tempo stesso sia possibile mantenere in funzione ambienti interni, laboratori, officine, magazzini, piste per elicotteri ed aerei, garantendo tutti i servizi essenziali.

La giornata quindi inizia con tutti in campo, ognuno al suo posto di lavoro, meccanici, elettricisti, magazzinieri, ecc., ed i ricercatori nei loro laboratori o in escursione all’esterno a volte in luoghi anche molto distanti dalla base raggiungibili soltanto per mezzo di elicotteri o piccoli aerei.

Una piccola pausa a mezza mattinata per riscaldarsi un po’ con un  caffè  e poi di nuovo in pista per risolvere i tanti problemi o apportare le necessarie modifiche alle strutture o ai sistemi di servizio che anno dopo anno subiscono evidenti deterioramenti e necessitano di manutenzioni, ristrutturazioni ed a volte di innovazione.

Dopo una pausa pranzo di un’ora, si riprende l’attività, nel frattempo alcuni ricercatori sono rientrati dalle loro escursioni ed altri dovranno essere recuperati a fine giornata.

La sera stanchi ma soddisfatti della proficua attività, ci si ritrova per la cena continuando a raccontare le curiosità successe durante la giornata ridendo nel soffermarsi sulle battute o sulle stupidaggini che inevitabilmente si dicono e sulle cose che capitano dopo una giornata in un ambiente come questo dove qualsiasi cosa assume un aspetto diverso da quello che avrebbe in condizioni normali.

Dopo cena poi qualche chiacchiera sulla pianificazione del lavoro del giorno dopo, un po’ di relax guardando un film in DVD alla TV, un caffè o un gelato in compagnia, una telefonata a casa, qualche email scritto un po’ di corsa per farlo partire prima possibile con lo scarico della posta via satellite, poi si va a dormire, il giorno dopo si ricomincia perché qui non c’è mai tregua, non ci sono sabati e domeniche e la stanchezza se non ben distribuita si accumula rapidamente. Invece bisogna essere sempre pronti e vigili, qui i pericoli sono sempre in agguato.

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  • Che rilevamenti fate? Che strumenti utilizzate? (Squirrels)
  • Abbiamo letto che in Antartide ci sono studi sulle aurore boreali, è vero? Partecipa anche lei? (Lions)

Ci sono molti settori e linee di ricerca che fanno capo al PNRA (Programma Nazionale di Ricerche in Antartide). Le ricerche che si sono svolte in questi primi 25 anni dell’Italia in Antartide abbracciano davvero i più svariati campi della scienza dalla geologia, alla biologia, alla chimica e fisica dell’atmosfera, alla chimica dei contaminanti, alla glaciologia, alla astronomia e alla oceanografia. Certamente proprio in questa parte del mondo è possibile effettuare studi difficili o impossibili in altre aree e tra questi ci sono sicuramente le aurore boreali.

Qui alla Stazione Mario Zucchelli all’inizio degli anni 2000 era iniziata una ricerca finalizzata allo studio della morfologia e della dinamica dei fenomeni aurorali osservati a diverse lunghezze d’onda con lo scopo poi  di realizzare una stazione  permanente di osservazioni aurorali.

La Campagna estiva, l’unica possibile alla Stazione italiana, permetteva la verifica delle registrazioni delle aurore boreali avvenute durante la notte australe utilizzando un sistema All Sky Camera (ASC) operante in modalità non sorvegliata che  permetteva un’alta acquisizione di immagini, circa 1 immagine al minuto. Il sistema di acquisizione dati completo dei dati acquisiti durante l’inverno australe era rimosso durante la campagna estiva. I dati registrati erano mandati in Italia per la loro interpretazione e l’osservatorio veniva di nuovo riorganizzato e predisposto per una nuova stagione di acquisizione dei dati nel periodo invernale.

Come vi accennavo all’inizio molte sono le ricerche che si effettuano a MZS, descrivere i tanti progetti di ricerca, le misure che si fanno, gli strumenti che si utilizzano è impresa ardua  assegnata ad una semplice risposta (che può essere più facilmente legata a domande specifiche), ma tra i tanti vi voglio accennare ad una ricerca che è stata precursore e trampolino di lancio per future ed ambiziose ricerche nel campo della astronomia. 

Qui l’aria è fredda ed ha un contenuto di umidità molto basso (è piuttosto secca), questo significa che il contenuto di molecole d’acqua che posso essere superfici schermanti e riflettenti è molto più basso che in altre parti, questo rende il cielo più trasparente alla radiazione in particolare quella infrarossa che è in genere fortemente assorbita dalle molecole di acqua, le misure che si possono fare da qui sono confrontabili a quelle che sono effettuabili dallo spazio naturalmente a costi ben diversi. Attraverso un telescopio infrarosso, messo a punto qui a Baia Terra Nova nei primi anni 90 ed un progetto chiamato "Osservazione della Radiazione di Fondo Cosmico” è stato possibile studiare l’origine dell’universo. Cioè per farla semplice sono state individuate strutture primordiali attraverso piccole differenze della radiazione emessa dalle regioni remote del cosmo  (anisotropie della radiazione di fondo cosmico) che sono intimamente legate alla prima fase del processo di formazione delle strutture dell’universo e che furono generate dallo stato della materia e della radiazione cosmica circa 20 miliardi di anni fa e sono ritenute il residuo del Big Bang che spero sappiate è il momento in cui l’universo ha avuto origine.

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  • Quanto durano in questo periodo il giorno e la notte? Quali sono le temperature? (Lions)

In linea di massima essendo alla parte più esterna del nostro pianeta dovremmo avere circa 6  mesi di giorno e 6 mesi di notte, ma questo succede solo al Polo Sud geografico. Voi sapete che l’Antartide è molto esteso e la latitudine dei vari luoghi cambia molto da zona a zona. Qui dove siamo noi a Baia di Terra Nova in questo periodo è sempre giorno e lo è dalla fine di settembre a fine marzo con periodi in cui il sole non sorge mai completamente o non tramonta mai completamente ma ci sono diversi livelli di luce, nei mesi di maggio, giugno e luglio è sempre notte completa poi di nuovo inizia il chiarore e il sole sarà oltre l’orizzonte all’inizio per poco tempo, poi sempre più fino a non tramontare più durante la giornata. Naturalmente questo fenomeno cambia con la latitudine e se ci troviamo a Dome Concordia che è l’altra Base italiana sul plateau antartico (in realtà è una Base italo-francese), lì questo fenomeno è ancora più netto e la notte completa inizia per esempio a inizio aprile per durare fino a tutto il mese di luglio. Ora qui, alla Stazione Mario Zucchelli,  siamo in un periodo di sempre giorno, il sole è sempre alto sull’orizzonte e fa un giro sulla nostra testa da est ad ovest senza tramontare mai, questo periodo dura da inizio ottobre a fine febbraio e ci permette di lavorare al meglio e con temperature accettabili.

Anche le temperature con le stagioni cambiano molto con la latitudine. Qui dove ci troviamo ora in realtà non ci sono mai temperature impossibili, si può andare da una minima invernale  di -45 °C ad una massima intorno agli zero gradi. Abbiamo avuto negli anni anche temperature che hanno superato abbondantemente lo zero anche se in momenti di picco durati tempi molto modesti.

A Dome Concordia invece (l’altra Base italo-francese) invece la situazione è diversa, lì siamo a 1.200 km dalla costa all’interno del plateau antartico dove la quota riferita alla pressione rispetto al livello del mare è circa 3.300 metri equivalenti e il contenuto di ossigeno respirabile è circa il 30% in meno che sulla costa. Qui le temperature sono davvero proibitive con dei massimi intorno ai -20 °C ma solo per brevissimi periodi dell’estate e durante la fase intermedia del giorno ad un minimo estivo di -50 °C, mentre il minimo invernale può raggiungere i – 90 °C che sono le temperature più basse mai registrate sulla terra e lì in queste condizioni nostri colleghi italiani e francesi passano un anno intero ad effettuare ricerche in condizioni questa volta davvero estreme e molto pericolose.

Ma in Antartide, soprattutto sulla costa c’è anche il vento e questo abbassa di molto l’effetto sulla pelle della temperatura, cioè la temperatura percepita è molto più bassa, per esempio con una temperatura di -10 °C ed un vento di 30 nodi noi in realtà percepiamo una temperatura di -30 °C.

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  • Come ci si ripara dal freddo? Che abiti usate? (Spiders)

Anche qui gli abbigliamenti cambiano molto con la zona in cui vi trovate. Il principio è quello di vestirsi a strati (a cipolla come si dice), in modo da togliere o aggiungere indumenti a seconda della situazione del momento. Essenziale è una maglia a pelle calda all’interno e traspirante, una camicia pesante ed una maglia di microfibra molto calda e leggera. Se è molto freddo si può aggiungere un maglione pesante ma l’importante è la protezione esterna che deve mantenere il calore interno, noi usiamo un piumino che è separabile ma viene sempre utilizzato insieme alla sua giacca a vento che è in goratex molto robusta ed impermeabile. Sotto oltre a  calzettoni di lana pesanti o doppi a seconda delle necessità si usa sempre una calzamaglia e sopra pantaloni o tute complete sempre impermeabili e molto robuste rivestite internamente. Gli scarponi sono di diversa pesantezza, da roccia o da lavoro (pedule) ma impermeabili e caldi e stivali gommati alti ed assolutamente impermeabili alla neve che permetto un isolamento ottimale anche se non sono il massimo della comodità. Non bisogna dimenticare guanti e sottoguanti caldi ed impermeabili, anche qui di diversi tipi e pesantezza in modo da permettere lavori di qualsiasi genere. Infine ci sono i cappelli leggeri di lana oppure pesanti impermeabili a caschetto che permettono di coprire anche le orecchie e parte del viso, per il freddo intenso ed il vento gelido ci sono anche le maschere facciali che isolano completamente dall’esterno. Ma quando tira molto vento essenziale è anche un giacca a vento speciale con pelliccia che si chiama Anorak, molto leggera ma impermeabile al vento.

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  • Ogni quanto arrivano gli approvvigionamenti?  Come smaltite i rifiuti? (Spiders)

La missione italiana in Antartide per certi aspetti è cambiata molto in questi 25 anni di esperienze. I primi 3-4 anni si arrivava quaggiù solo con la nave, inizialmente si affittava una nave finlandese (Finnpolaris con la quale ho fatto le mie prime 2 Spedizioni in Antartide), per cui tutto il materiale che poteva servire, dai container, ai combustibili, ai mezzi, ai viveri, ecc. per 3 mesi e più arrivavano solo con la nave insieme a noi. Poi sono arrivati i primi voli aerei attraverso la Base americana di McMurdo, poi direttamente atterrando con l’aereo sulla pista su ghiaccio preparata sulla baia gelata di fronte alla Base italiana, poi i voli aerei si sono intensificati, anche 8-10 per missione, e in ogni caso anche la nave (divenuta poi la Nave Italica) arrivava quaggiù, come d’altronde fa anche oggi, per portare personale, materiale, combustibile e viveri. Oggi quindi non abbiamo problemi di approvvigionamenti, abbiamo i depositi viveri per le scorte qui sul posto, e per i viveri freschi, in particolare le verdure e la frutta ci si affida agli arrivi aerei, in particolare nel primo periodo fino a inizio dicembre e poi alla nave tra la metà di dicembre e i primi di gennaio.

Certamente, come avete giustamente sottolineato nella domanda, si producono molti rifiuti e c’è il problema dello smaltimento. C’è una regola fissa in Antartide dettata da leggi internazionali e cioè che qualsiasi materiale di rifiuto o di scarto deve essere riportato via dall’Antartide naturalmente a carico della nazione che lo ha prodotto. La ragione  è semplice, al di là dell’ovvio impatto sull’ambiente che si produrrebbe (ma qui il discorso è molto ampio e lungo) e dall’obiettivo di non far diventare l’Antartide una discarica o la pattumiera di qualche paese, c’è da tener conto che l’Antartide è un ambiente molto particolare, freddo innanzitutto, molto secco, con mancanza di irraggiamento solare costante (periodi di sempre giorno e periodi di sempre notte), battuto da venti forti e gelidi il cui effetto è in primo luogo l’impossibilità di sopravvivenza dei microrganismi che dalle nostre parti normalmente servono per la decomposizione delle sostanze organiche (in tempi più o meno lunghi) che qui invece non possono essere  decomposte e si mantengono inalterate per anni, per secoli ed oltre. Non è questa l’occasione per parlare degli effetti che si produrrebbero sull’ambiente ma  sicuramente si avrebbero ripercussioni a livello globale, cioè dell’intero pianeta.

Per questa ragione c’è una assoluta rigidità sull’aspetto dello smaltimento dei rifiuti e l’Italia da questo punto di vista si può ritenere un precursore perché già alla fine degli anni ottanta e sempre di più negli anni successivi ha applicato il principio dello smaltimento differenziato e della separazione e del trattamento dei materiali da recuperare ed il successivo trasporto in Italia. Pertanto separiamo, attraverso l’uso di contenitori ad hoc, dislocati all’interno e all’esterno della Base compresi i magazzini, le officine e gli hangar, la plastica, la carta e cartone, l’alluminio (lattine) e il vetro. Il legno, in particolare quello impregnato o verniciato, i materiali elettrici, il ferro e le batterie vengono stoccati separatamente in container e poi portati in Italia.

I vari rifiuti subiscono un pretrattamento prima dello stoccaggio, per esempio, la plastica viene compressa in un apposito container compattatore che poi si ricarica sulla nave, il vetro viene triturato e messo in bidoni di ferro, così come vengono triturate le lattine o il ferro leggero anche esso messo in bidoni. I materiali di scarto di cucina, esclusi gli oli che vengono separati e stoccati a parte, la carta ed il cartone non verniciato e il legno leggero di scarto (il legno può essere prezioso) anch’esso non verniciato, vengono bruciati in un apposito moderno inceneritore. Le ceneri vengono raccolte e portate in Italia in appositi contenitori. Infine i rifiuti organici umani, le acque nere e quelle risultanti dai lavaggi delle cucina, bagni, laboratori vengono raccolti attraverso condotte separate che portano all’impianto di trattamento reflui dove un sistema di trattamento di tipo chimico-fisico con trattamento finale a carboni attivi e agli ultravioletti per l’abbattimento completo di alcuni contaminanti e della carica batterica,  trasforma i rifiuti in un refluo che può essere immesso in mare attraverso una tubazione che immette nella baia dietro la base stessa. I fanghi di risulta prodotti sono seccati e anche essi trasportati in italia per lo smaltimento.

Naturalmente l’intero processo di trattamento reflui è monitorato attraverso analisi in tempo reale nei laboratori della base per controllare il buon funzionamento dell’impianto e per essere certi di rispettare i parametri di immissione nell’ambiente di eventuali contaminanti secondo le norme vigenti a livello nazionale ed internazionale. Infine tutte le attività che si svolgono alla base e nei suoi dintorni sono soggette ad un attento programma di monitoraggio ambientale, ma questo esula dalla vostra iniziale domanda.

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  • Se è la prima volta che va in Antartide quali sono le sue sensazioni, considerazioni ed emozioni? Se c’è già stato ha notato dei cambiamenti? (Tigers)

Come avete ben capito sono molte le Campagne antartiche a cui ho partecipato, questa è la n° 14, Campagne non consecutive naturalmente ma vengo quaggiù fin dall’inizio della storia antartica scientifica italiana, fin da quando sono state poste le fondamenta di questa Base e delle ricerca italiana in Antartide, cioè dal 1986.

Ma ricordo perfettamente le emozioni della prima esperienza antartica, emozioni che ricordo crescevano nel tempo a partire dal giorno che mi dissero se volevo essere parte della Spedizione italiana in Antartide per svolgere una attività di ricerca che sinceramente a quel tempo, non avendo esperienza alcuna di questo continente, non pensavo potesse dare un sostanziale contributo alla conoscenza e alla scoperta scientifica dell’Antartide. Potete immaginare quindi lo stato d’animo, tralasciando tutto il percorso di avvicinamento all’Antartide, del primo impatto con il mare ghiacciato, un mare completamente bianco e immobile, e dopo svariati giorni serviti per abituare l’immaginario a questa nuova dimensione, vedere in lontananza le prime montagne di ghiaccio galleggiante, gli iceberg, e poi passargli vicino per ammirarne la maestosità sapendo che al di sotto della superficie del mare l’iceberg affonda per circa 7 volte l’altezza che misura sulla superficie esterna. Poi avvicinandoci alla costa ma non vedendola, incontrare il primo pinguino, che credo sia stato l’oggetto più fotografato sulla faccia della terra in quel periodo, da un pugno di uomini che ormai navigavano sui mari ghiacciati da svariati giorni verso la scoperta di nuove terre o nuovi ghiacci, se preferite. Fatto è che ci sentivamo dei pionieri e forse in qualche modo lo siamo stati per noi stessi, ma anche per la scienza italiana, che attraverso questa grande avventura ha potuto dimostrare le grandi capacità di questa nazione. Poi abbiamo visto terra, diciamo montagne inverosimilmente innevate, coste rocciose, persino spiagge degradanti, il mare si è all’improvviso aperto e quello, ricordo, è stato il momento più bello, in cui mi sono reso conto di essere arrivato su una nuova terra e di lì sarebbe cominciata questa grande avventura che ancora oggi ogni volta che torno quaggiù mi sembra di iniziare di nuovo,  e per rispondere alla vostra domanda, dato che mi ero perso tra le chiacchiere, tutto questo oggi avviene almeno per me, con le stesse motivazioni di allora, la stessa meraviglia, le stesse impressioni e gli stessi stati d’animo che avevo all’inizio. Questo non è un ambiente o un continente che si dimentica, esso è immutabile nel tempo e mantiene tutta la sua maestosità, profondità, spettacolarità di cui noi possiamo solo godere e che, se ne siamo capaci, ci permette di riportare indietro le sensazioni e gli stati d’animo che ci hanno accompagnato in questa grande esperienza di vita e di lavoro.

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  • Abbiamo visto un documentario della National Geografic in cui si parla dei mulini glaciali. Li studiate? La situazione è molto preoccupante? (Dolphins)

I mulini glaciali sono uno dei fenomeni più interessanti e appariscenti che possiamo trovare sui ghiacciai, e rappresentano il punto di trasferimento dei ruscelli che si formano nei periodi caldi dell’anno a seguito della fusione dello strato più superficiale del ghiaccio. Questi bacini d’acqua interni nel loro scorrimento producono un fenomeno molto simile al carsismo che avviene nelle aree in cui la roccia è prevalentemente calcarea. Infatti lo studio dei “mulini” è anche definito carsismo glaciale.

La dinamica che porta allo studio dei movimenti delle masse glaciali  è influenzata dalla quantità di masse d’acqua di scioglimento superficiale che attraverso aperture che si chiamano inghiottitoi viene convogliata all’interno. Questi inghiottiti si formano in tutti i ghiacciai in cui la temperatura media è prossima agli 0 °C.

Lo studio dei mulini glaciali è principalmente un settore dello studio della glaciospeleologia ed è quasi esclusivamente effettuato nell’area dell’emisfero Nord, alle latitudini tra la Norvegia e la Groenlandia, ma anche sulle zone alpine.

Ci stiamo avvicinando alla seconda parte della vostra domanda, dove chiedete se la situazione è molto preoccupante, lo sarebbe, lo sarebbe certamente, anzi sarebbe un dramma per il nostro pianeta vedere i “mulini Glaciali” in Antartide, la loro formazione è tipica dei ghiacciai temperati e se trovassimo in Antartide scorrimenti di acque superficiali che convogliano all’interno del ghiacciaio provocando fiumi sotterranei e gli effetti collaterali legati allo scorrimento delle masse glaciali, vorrebbe dire che il riscaldamento del pianeta è tale da innalzare le temperature medie delle masse glaciali a livelli davvero preoccupanti per il futuro del nostro pianeta. Gli effetti prodotti dall’aumento delle temperature sul nostro pianeta sono uno degli studi più attuali e più importanti e vanno sotto il nome di Cambiamenti Climatici o se volete con una espressione di uso comune almeno negli ambienti scientifici di “Global Change”.

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  • Studiate anche il comportamento degli animali? Come reagiscono alla presenza dell’uomo? (Monkeys)

Lo studio del comportamento degli animali è una dei progetti del settore di biologia animale che ancora oggi vede un momento di sviluppo. Sono studi a lungo termine che prevedono progetti di monitoraggio che anno dopo anno pongono dei tasselli sulla storia comportamentale di questi animali nella speranza di arrivare a chiarire alcune domande di fondo che i ricercatori si sono posti fin dall’inizio di questa esperienza antartica.

Foche, pinguini, skua (uccelli simili a grossi gabbiani ma piuttosto scuri), sono monitorati, nei loro luoghi di nascita e di crescita e controllati in alcuni casi attraverso dei sensori o delle placchette che gli vengono applicati sul corpo per seguire i loro spostamenti in particolare quando sono via per lungo tempo per pescare ed accumulare cibo da riportare indietro ai propri piccoli. All’inizio di questa esperienza antartica io ricordo, quando approdammo a Baia di Terra Nova, sul promontorio trovammo molti nidi di skua che covavano il loro o le loro uova, sarà forse anche il fatto che erano preoccupati del proprio nido e soprattutto del piccolo appena nato, ma quando ci avvicinavamo a distanza almeno di 10 metri venivamo attaccati a turno dal maschio e dalla femmina che per difendere il loro nido ci puntavano e attaccavano in picchiata lanciando i propri escrementi.

I pinguini invece sono molto curiosi, tendono ad avvicinarsi quando gli si va incontro, specialmente se gli si agita qualcosa di colorato, il cappello, i guanti, con la giusta calma si riesce anche a sfiorarli, ma devono essere loro a permettervelo, altrimenti si spaventano e se non vedono vie di fuga possono anche avere una tale paura da morirne. I biologi ricercatori sanno come prenderli, perché oltre a studiarne gli aspetti comportamentali, devono  prendere campioni di piume (ed a volte li devono anche far vomitare per studiarne la dieta). Lo stesso vale per le foche specialmente in presenza del loro piccolo, si impauriscono quando si arriva ad una certa distanza, anzi percepiscono la presenza dell’uomo già quando si è lontani, ed emettono suoni come fossero lamenti, cercano di tirare su la testa per controllare le vostre mosse, e lentamente si dirigono verso il buco o la spaccatura del ghiaccio dalla quale sono uscite, ma sono animali molto pesanti si muovono sul ghiaccio con molta difficoltà, al contrario invece di quando sono in acqua che così come i pinguini diventano dei veri e propri siluri.

Ritornando ai pinguini, quelli chiamati pinguini imperatore sono i più alti (circa 1 metro) e i più belli con i loro colori giallo, arancione della parte superiore del corpo e parte del becco, vivono nidificando e crescendo i loro piccoli quasi esclusivamente su ghiaccio,  quelli di Adelie invece, che sono più piccoli (circa 50 cm) nidificano sul terreno lungo la costa più vicini possibile al mare. Questi sono molto gelosi del proprio territorio o meglio del nido di ciottoli che si sono con costanza e pazienza costruiti, e sono capaci di battaglie all’ultimo sangue per difenderlo dagli altri pinguini che solo passano tra un nido e l’altro per raggiungere il proprio. Ti puoi avvicinare un po’ ma senza mosse brusche, quando sei a tiro delle loro alette però ti iniziano a schiaffeggiare la gamba muovendole a velocità vorticosa e facendoti piuttosto male anche se porti indumenti pesanti e gli stessi scarponi da roccia o da ghiaccio.

Tutto questo per dire quali sono o possono essere i limiti a cui ci si potrebbe spingere per avere un contatto diretto con questi animali, ma dobbiamo tener conto che ci sono delle precise regole sancite con l’accordo di tutti le nazioni aderenti al Trattato Antartico, che proibiscono una interferenza diretta con tutti gli animali (foche, pinguini, skua ecc.) a meno che non sia per motivi di studio e ricerca e c’è chi all’interno di ogni progetto Antartico è preposto ad informare, istruire, trasferendo regole comportamentali che rappresentano le linee guida di riferimento a cui ognuno deve attenersi per la salvaguardia e la protezione delle specie animali viventi in Antartide.

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Cari ragazzi, spero di aver risposto adeguatamente alle vostre domande appagando appunto un po’ la vostra curiosità e spero la vostra sete di conoscenza.

Sandro