In questa pagina verranno pubblicati gli elaborati prodotti dai diversi partecipanti alla XXV Spedizione che ci racconteranno esperienze e curiosita' della vita antartica.

 

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Una visita gradita

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La scorsa settimana è stato graditissimo ospite della base “Mario Zucchelli Station”, per una giornata, il gruppo di scienziati americani che dalla seconda metà di ottobre si trova a Cape Washington per effettuare studi di fisiologia sui pinguini imperatore. Insieme al capo-progetto Paul Ponganis, alla Moglie Kathrine e ai due giovani ricercatori Gitte McDonald e Jeremy Goldbogen fanno parte dello staff anche il giornalista di National Geographic, Greg Marshall (uno degli autori delle riprese subacquee del celebre film documentaristico “La marcia dei pinguini) e il celebre scienziato dell’università della California, Gerald Kooyman. Il prof. Kooyman (oggi in pensione ma comunque ancora sul campo sul pack) è uno dei pionieri della ricerca sulla biologia dei grandi vertebrati antartici (foche e pinguini), con decine di articoli scientifici pubblicati su tutte le maggiori riviste internazionali fin dagli anni ’60, molti dei quali vere e proprie pietre miliari della scienza antartica. Ad accoglierli in base il Capo-spedizione Alberto Della Rovere e la coordinatrice scientifica Eva Pisano (che aveva già avuto modo di incontrare i 6 colleghi americani nel loro campo durante un sopralluogo a Cape Washington), con la bandiera USA appositamente issata accanto a quella italiana ed europea. Quando si trascorrono diverse settimane in tenda in un campo remoto non c’è desiderio più grande di quello di potersi fare una doccia calda e rilassante; e non c’è da dubitare, quindi, che i ringraziamenti rivolti al Capo-spedizione Della Rovere da parte dei ricercatori americani siano stati i più sinceri possibili. Greg Marshall ha approfittato della visita a MZS per girare varie scene della vita e delle attività italiane a Baia Terra Nova. Dopo aver visitato la base, compresa una breve escursione sul ghiaccio della Tethys Bay, il gruppo è rientrato al proprio campo remoto nella pinguinaia di imperatore confortato dall’idea di sapere che per ogni evenienza possono contare sull’intervento pronto e immediato del personale del PNRA.

 

Roberto Palozzi

MZS

L'Oceano Pacifico.

Blog - Spedizione 2009-2010

Abbiamo avuto dei problemi, ci siamo imbarcati con un giorno di ritardo a causa del vento catabatico fortissimo, abbiamo dovuto aspettare che si placasse. Stiamo ancora navigando dentro il Mare di Ross, costeggiando l'Antartide, il mare per ora è poco mosso, in lontananza si vedono gli iceberg da cui ci teniamo ben lontani, domani dovremmo sfociare sull'Oceano Pacifico dove si preannuncia un'area di mare "forza 5" (mare agitato) che non dovrebbe creare problemi alla nave. La nave è grande e confortevole.
Ieri il Comandante ha fatto il briefing sulla sicurezza e, tra le altre cose, ha rimarcato che è assolutamente vietato uscire fuori coperta, chi dovesse cadere in mare sarebbe, in queste acque, praticamente perduto...

Al terzo giorno ormai siamo sull'Oceano Pacifico e il mare ieri è stato piuttosto mosso, siamo stati tutti vittime di nausea e mal di mare, non era possibile dormire, le valigie ruzzolavano letteralmente nelle cabine ed era difficile fissarle. Speriamo in migliore fortuna oggi anche se le premesse non sembrano incoraggianti. Siamo tutti con il cerotto anti-nausea.

Intanto la navigazione prosegue, ieri abbiamo rivisto per la prima volta la notte dopo 3 mesi di sola luce...gli iceberg non si vedono più, domani supereremo il 60° parallelo e saremo fuori definitivamente dai mari antartici.

Al quarto giorno questa mattina abbiamo superato il 60° parallelo, ormai l'Antartide è alle nostre spalle già da un bel pezzo.

Il mare si è placato ed è veramente un bel sollievo poter navigare senza avere lo stomaco sotto sopra. Fra un paio di giorni saremo in vista delle coste della Nuova Zelanda, sembra che quest'avventura stia per terminare. Ho varie sensazioni e ricordi che si alternano dentro di me, sentimenti che non riuscirei a spiegare con parole, posso solo dire che questo viaggio unico, l'Antartide e i suoi spettacoli naturali faranno sempre parte della mia esistenza...

Marco Antonucci

MZS

Operazioni di chiusura

marco Antonucci

MZS

Si avvicina la partenza

Marco Antonucci

MZS

Destinazione: Monte Kring (seconda parte)

16 gennaio 2009 - Diario N. 6 bis - di Marco Antonucci.

Siamo passati sopra un ghiacciaio enorme (il "Priestley"), che in realtà è uno dei più piccoli dell'Antartide. Per farvi capire le dimensioni: era una vallata tra due schiere di monti larga, come un'autostrada a 6-8 corsie, e lunga non saprei quanti chilometri, dove il ghiaccio onnipresente viene imbottigliato come se fosse un fiume che corre verso il mare, infatti i ghiacciai qui finiscono spesso in mare e, spezzandosi, danno origine agli iceberg.

Nel centro di questo ghiacciaio c'era una AWS (Automatic Weather Station), posizionata negli anni passati, che fornisce i valori del vento e delle temperature a noi meteorologi che lavoriamo nella sala operativa della base Zucchelli; abbiamo provato a cercarla, ma è stato impossibile identificarla, anche se il pilota sapeva più o meno dove si trovava, il ghiacciaio era troppo dispersivo.

Poco dopo siamo atterrati in cima ad uno dei monti che limitava il Priestley, questa volta eravamo ad una quota di 3000 metri. Il termometro dell'elicottero segnava -25 °C. Siamo scesi, la sensazione termica era forte, i geologi sono andati subito a cercare i loro campioni e io li ho seguiti per aiutarli a scavare. Dopo pochi minuti ci siamo resi conto che era meglio risalire sull'elicottero, perchè il vento, se pur di moderata intensità, stava rendendo insopportabili i -25, tanto che uno di noi ha avuto un lieve malessere dovuto appunto alla bassa temperatura e all'altitudine. Passata la piccola crisi ci siamo diretti verso Baia Terra Nova per rientrare alla base; lungo questo percorso abbiamo sorvolato la pista di atterraggio che viene utilizzata dal nostro aereo quando ormai la banchisa non è più sicura. E' una pista che non può essere vista dalla base perchè coperta da un altro monte, ma da quel punto di vista privilegiato la vedevo tutta, lì l'aereo atterra sempre sul ghiaccio, ma un ghiaccio che ricopre la terraferma e quindi sempre stabile, a differenza di quello sul mare. Vicino a questa pista c'era la cosidetta "mela", una struttura chiusa a forma di mela, di colore rosso, che viene utilizzata per l'eventuale ricovero del personale che si trova ad operare in quell'ambiente e che potrebbe trovarsi a mal partito con le condizioni meteo.

Superato anche questo rilievo ecco che di nuovo ci trovavamo di fronte la base Zucchelli che, con i suoi colori rosso e blu, rompeva la "monotonia" del bianco e celeste antartico; di fronte alla base c'era la nave all'ancora. Siamo atterrati alle 20 locali. Mi sentivo diverso, avevo passato sei ore indescrivibili, avevo visto qualcosa che non avrei mai dimenticato!

Marco Antonucci

MZS

Destinazione: Monte Kring

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16 gennaio 2009 - Diario N. 6 - di Marco Antonucci.

Voglio raccontarvi quella che è stata l'esperienza più bella della mia vita: qualche giorno fa sono salito su un elicottero che portava due geologi a prelevare dei campioni di rocce presso un rilievo che ignoravo, il Monte "Kring" nell'interno (74° 59' S, 157° 54' E).  Siamo decollati alle 14.00 locali, abbiamo subito superato i primi rilievi montuosi che si vedono anche dalla base, per la prima volta oltrepassavo quei monti le cui distanze, dalla sala operativa, mi servivano per stimare la visibilità.

Superate queste prime strutture montuose l'elicottero puntava deciso verso l'interno dell'Antartide e davanti a me non vedevo che una pianura sterminata, fino all'orizzonte, di solo ghiaccio, in tutte le direzioni: era l'inizio di quello che viene chiamato il "Plateau", cioè la calotta di ghiaccio che ricopre l'Antartide e che sale gradualmente, ma molto lievemente, tanto da sembrare una pianura, e che raggiunge al suo culmine, nel centro dell'Antartide, un'altezza di circa 3500 metri sul livello del mare; 3,5 km di spessore di solo ghiaccio che si estende su un continente grande una volta e mezzo l'Europa! La giornata era splendida, una visibilità eccezionale, il cielo completamente sereno, non una nuvola, vedevo un mondo bi-colore, il bianco del ghiaccio sotto di noi, il celeste del cielo sopra di noi. L'elicottero ha volato per un'ora intera in questa direzione senza incontrare assolutamente nulla, ci siamo allontanati di circa 100 miglia.

Alla fine ecco avvicinarsi la nostra destinazione: il monte "Kring", l'ultimo rilievo in quella zona prima del Plateau vero e proprio. L'elicottero ha fatto tutto un giro intorno al monte e poi si è fermato proprio sul cucuzzolo dove i geologi hanno preso dei campioni. Eravamo ad una quota di circa 2000 metri sul livello del mare, il termometro segnava -15 °C; poi l'elicottero si è alzato ed è subito atterrato ad una quota più bassa, su una zona "pianeggiante" del monte. I  -15 °C erano sopportabili in assenza di vento.

Ho aiutato i geologi a segare delle pietre e speravo anch'io che saltasse fuori qualche fossile, ma non siamo stati fortunati. Spesso vengono trovati questi tipi di reperti che possono aprire dei varchi interessantissimi nella scoperta della storia dell'Antartide. Dopo aver fatto delle foto siamo ripartiti, anche perchè si era alzato il vento e i -15 si sentivano tutti. Nel viaggio di ritorno la prospettiva era cambiata, adesso avevamo il Plateau alle spalle e io vedevo davanti a me quello di cui non mi ero accorto nel viaggio d'andata: tutta la Catena montuosa che taglia in due l'Antartide, che divide la calotta orientale da quella occidentale (sì, perchè in realtà le calotte sono due), la cosiddetta Catena Transantartica. Continua con il diario N.6 bis.

Marco Antonucci

MZS

Bufera di neve

Marco Antonucci

MZS

L'estate antartica

La nave ha appena lasciato la base "Zucchelli" e si è subito incastrata tra i ghiacci, poi a forza di fare su e giù si è liberata da sola, noi intanto gli mandavamo gli elicotteri per vedere come era la situazione dall'alto.

Ora in piena estate antartica (qui sulla costa da + 1 a - 4 °C) la banchisa si è dissolta, davanti a noi c'è il mare aperto con solo qualche piccolo iceberg che fluttua in zona, e qualche giorno fa abbiamo avvistato a più riprese un'intera famiglia di orche, due grandi e tre piccole, presumibilmente i cuccioli, si vedevano le pinne (...e che pinne...!) e quando affioravano il caratteristico colore bianco e nero. Naturalmente per le operazioni in mare si è dovuto tener conto di questa presenza affascinante ma allo stesso tempo inquietante per chi deve salire su un gommone!
Ho visto anche pesci dall'aspetto preistorico, spesso non ancora catalogati, conservati e studiati nell'acquario della base dai biologi marini.

Qui ci sono dei panorami naturali stupendi, sembra un paesaggio finto per quanto è bello e quando ci si addentra nell'interno sembra di camminare su Marte o sulla Luna, un Marte e una Luna di ghiaccio.
Oltre al sole sempre presente che brilla di una luce particolare, ho visto fenomeni meteorologici estremi: bufere di neve impetuose, visibilità ridotta quasi a zero, venti fino a 86 nodi (circa
170 km orari), ghiacciai enormi che si infilano nel mare, alti come un palazzo di 2-3 piani.

Quando invece il tempo volge al bello questo luogo è capace di regalare giornate stupende con un cielo azzurro e un sole splendente che può durare anche per diversi giorni rendendo l'atmosfera paradisiaca, ideale per la contemplazione.

Marco Antonucci

MZS

Vita in base

I giorni passano anche se qui non si direbbe, infatti il sole che non tramonta mai non dà la sensazione dell'alternarsi del giorno e della notte, qui è sempre giorno e a volte, a causa della luce sempre presente, qualcuno ha difficoltà a dormire.
Riguardo al mangiare, non mi posso lamentare, alla base Zucchelli ci sono due cuochi italiani molto bravi. Quando le provviste stanno per finire si va presso una grotta che è stata scavata nel ghiaccio, nell'entroterra, dove con tanto di scaffali vengono sistemati i viveri anno dopo anno in modo da non rischiare di rimanere senza, nel caso in cui la nave non riuscisse ad arrivare alle date previste per portare i rifornimenti.

La grotta di ghiaccio scavata dagli italiani negli anni passati è un ottimo congelatore naturale ed i viveri vengono lasciati là tutto l'anno per l'estate successiva. Anche a me è capitato di andare a scaricare i viveri... un supermercato più unico che raro...
Allontanandosi dalla base e dal suo cantiere i rumori diminuiscono fino ad annullarsi. Una volta ci siamo avventurati in otto a piedi verso l'interno; all'inizio non ci rendevamo conto del silenzio che ci circondava, perchè chiaccheravamo tra noi, inoltre gli uccelli antartici, i cosiddetti "Skua" protestavano poichè, senza saperlo, camminavamo vicino ai loro nidi, ci volavano vicino per spaventarci; quando però ci siamo fermati su una collina e siamo rimasti in silenzio e l'ultimo Skua ha smesso di gracchiare ci siamo accorti dell'incredibile silenzio in cui eravamo immersi, silenzio che dava un ulteriore risalto al paesaggio, già di per sè mozzafiato! Quella del silenzio assoluto è effettivamente un'esperienza unica...
Appena si arriva in base, a novembre, non si vedono molti animali se non in lontananza, ma dopo qualche tempo la banchisa si è rotta e i ghiacci hanno cominciato a sciogliersi; allora sono cominciate a farsi vedere per prime le foche e poi gli immancabili pinguini che spuntano fuori tra le crepe del pack, salgono sugli zatteroni di ghiaccio e rimangono lì a prendere il sole, come dei veri bagnanti. I pinguini sono curiosissimi, appena prendono un po’ di confidenza con l'uomo cominciano a gironzolare per la base, come se niente fosse, passeggiando qua e là, quasi sempre in gruppi di almeno due (quindi accoppiati maschi e femmine), ficcando il naso dappertutto; a volte sembra quasi che le varie coppie di pinguini stiano litigando sulla scelta della direzione da prendere; sono un vero spettacolo, sembrano quasi degli animali domestici per come si muovono tra noi. Naturalmente tutti noi impazziamo quando i pinguini escono dal mare ed entrano in base e c'è la corsa alla macchina fotografica
!

Marco Antonucci

MZS

L'arrivo della nave Italica

Marco Antonucci

MZS

La prima volta in Antartide

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Mi chiamo Marco Antonucci e vivo a Gambolò, in provincia di Pavia, annata '70, ho una laurea in fisica e sono meteo-previsore.

In questi ultimi mesi ho avuto il piacere e l'onore di partecipare alla XXV spedizione italiana in Antartide (Novembre 2009 – Febbraio 2010). La mia avventura ha inizio con il superamento della selezione personale e di un corso di formazione e addestramento della durata di due settimane a cura del Consorzio PNRA SCrl. Il mio lavoro in Antartide prevede di fornire quotidianamente allo staff logistico di spedizione, previsioni meteorologiche indispensabili ai piloti degli aeromobili per potersi spostare in sicurezza in un territorio climaticamente molto severo.

Sono partito il 10 Novembre 2009, con destinazione la base italiana in Antartide, insieme ad un gruppo di tecnici ed esperti.

Da quando ho cominciato a vivere questa importante esperienza lavorativa è stata tutta una successione di emozioni più o meno grandi.

Questo continente, particolarissimo, è ricco di fascino, mistero e scoperte che si possono fare nei vari campi.

Mi trovo esattamente a Baia Terra Nova, vicino, si fa per dire, a McMurdo, la base antartica del Programma americano, distante circa 400 km. La Base italiana (MZS) è stata intitolata alla memoria del leader del PNRA, l'ing. Mario Zucchelli, che tanto ha voluto la realizzazione di questa base e promosso la costruzione della Stazione italo-francese Concordia a Dome C.

A MZS è tutto un brulicare di ricercatori, si ha la sensazione di vivere una sorta di nuova frontiera, quindi vi confesso che in questo periodo non sto nella pelle.

Il clima è migliore di quello che si poteva immaginare, perché qui siamo sulla costa che è "riscaldata" dal mare, inoltre a fine dicembre siamo in piena "estate antartica", la temperatura in questi giorni sta oscillando tra -1 e -4 °C, ma il clima è secco, ...ironia della sorte in questo periodo, da quello che leggo, sta facendo molto più freddo in Italia!

L’intera missione è composta da circa 300 persone, tra personale italiano del PNRA e personale di altri programmi stranieri...

Gli obiettivi della missione sono molteplici e riguardano un po’ tutti i campi scientifici: glaciologia, vulcanologia, geologia, fisica dell'atmosfera, climatologia, biologia marina e terrestre, geomagnetismo, ricerca meteoriti, astronomia, oltre alle diverse attività logistiche.

 

Marco Antonucci

MZS

TERRA!!

E' il 16 febbraio 2010, sera, a mezzanotte ci sarà l'ultimo collegamento satellitare.

Domani in mattinata si arriverà a Littleton in Nuova Zelanda.

Finalmente!

Il viaggio in nave è stato lungo e faticoso perchè abbiamo avuto quasi sempre brutto tempo e mare grosso, con vento fino a forza 8 e mare 8.

Vuol dire onde alte, la nave che rolla (si inclina di lato) fino a 30°.

A parte il disagio che dà anche a chi non soffre il mal di mare in quel momento, questo vuol dire che tutto si ribalta, è un'impresa mangiare, non si riesce a dormire perchè si è sbattuti nel letto di qua e di là, in cabina tutto sbatte e si ribalta (valigie, sedie ecc.), è un'impresa fare tutto: dallo scrivere al computer a lavarsi, fare la doccia è perfino pericoloso.

Il cuoco ad un certo punto ha detto che stava cucinando  come se qualcuno stesse tentando di ucciderlo, con le pentole che volavano!

Gli unici che sembravano a loro agio erano gli uccelli che volano di continuo attorno alla nave, (molti tipi che non conosco),  fra tutti i giganteschi albatros.

Arrivano a 3 metri e mezzo di apertura alare, volano di continuo senza battere le ali sfiorando il mare con la punta delle ali e sono veramente eleganti a dispetto della loro mole e del loro aspetto ridicolo (ricordate l'albatros del film di cartoni animati "Bianca e Bernie"?).

Peccato che per il mare grosso non sia riuscito a fare delle belle foto.

Verso il 64° parallelo abbiamo incontrato gli ultimi icebergs, vi mando una foto di uno che è in fase di ribaltamento e si è spezzato in due, deve essere in mare da un paio di anni.

Abbiamo visto anche alcune balene, ma sono riuscito a fotografare solo lo sbuffo di aria.

Oggi per fortuna è ricomparso il sole nel pomeriggio ed il mare si è calmato un po', siamo arrivati a livello della Nuova Zelanda, la temperatura dell'aria è decisamente mite.

Fra la gente  bordo è ricomparso il sorriso!

Mi ha stupito vedere un po' di foche qui a circa 300 Km dalla terra più vicina.

Sono foche totalmente differenti da quelle di Weddel, sono infatti molto più piccole.

Adesso vi saluto e vi dico arrivederci in Italia.

GRAZIANO BUSETTINI

Graziano Busettini

Italica

La Stazione Mario Zucchelli: vita in base

Questa è probabilmente l'ultima e-mail che scrivo da MZS (Mario Zucchelli Station) perchè il 31 mattina andrò a Cape Hallet, a 350 Km da qui, per salire sulla nave Italica.
Vi annoierò anche da lì per raccontare in cosa consiste l'attività oceanografica della nave.
Però adesso che sto per lasciare la base mi rendo conto che non l'ho mai descritta. Naturalmente più che le parole valgono le immagini.
La base ormai ha 25 anni, ma ci si vive abbastanza comodamente.
Contando anche la foresteria, che è costruita a fianco, può ospitare fino a circa 120 persone.
Come vedete dalla foto è piuttosto grande, oltre che la parte per così dire "alberghiera", cioè camere, mensa, salette ecc., ci sono anche gli uffici, i laboratori, la sala operativa da cui si dirigono i voli di aerei, elicotteri, si fanno le previsioni meteo (fondamentali), si mantengono i contatti fra le persone.
Infatti tutti noi abbiamo sempre la radio e, se ci allontaniamo dalla base, comunichiamo dove andiamo e periodicamente ci mettiamo in contatto per dire che tutto va bene.
All'esterno ci sono i capannoni con magazzino, officine, garage ecc.
Ci sono 3 "elipad", cioè piazzole per gli elicotteri ed il molo.
 Invece le piste per l'aereo sono 3: sul pack finchè è sicuro (e ci possono atterrare tutti i tipi di aereo, anche il C130), Enigma Lake che si trova su un pianoro a circa 3 Km dalla base, Browning pass come ripiego se Enigma non è utilizzabile e per gli aerei più grossi.
Come vi avevo già detto l'acqua viene prodotta desalificando quella di mare, le acque reflue sono purificate e quella che viene rimessa in mare è controllata per garantire il minor inquinamento possibile.
L'energia elettrica e riscaldamento sono prodotti con motori diesel e bruciatore a gasolio.
Naturalmente anche qui c'è il problema dello smaltimento dei rifiuti.
Si fa la raccolta differenziata.
Carta, legno e rifiuti organici (come i residui di cibo) vengono inceneriti in un apposito inceneritore che viene acceso quando si è accumulato un adeguato quantitativo.
I fumi vengono abbattuti, raccolti ed inviati in Italia per lo smaltimento.
Plastica, metallo, vetro vengono sminuzzati e portati in Italia per lo smaltimento o il recupero.
Un accenno alla cucina: anche qui si mangia benone, la cucina rispetto a Concordia è più mediterranea.Il problema è che a differenza di DomeC, dove per il freddo e l'altitudine si consuma molto, qui si ingrassa perchè è dura rinunciare alle ottime pietanze che ogni giorno vengono preparate dai 2 cuochi Peppino Peluso (a sinistra nella foto di Tiziano Bastianelli) di Torre del Greco e Franco Lubelli di Cagliari.
Peppino è il cuoco di MZS da 19 anni!

Graziano Busettini

Stazione Mario Zucchelli

MZS: ritardata la chiusura causa catabatico!

Graziano Busettini

Stazione Mario Zucchelli

Mooring

Oggi giornata di navigazione fra i ghiacci, anche mentre sto scrivendo la nave vibra e si scuote ogni tanto quando attraversa dei lastroni di ghiaccio. Ci stiamo avvicinando a Hell's Gate, che è un ghiacciaio a fianco di Inexpressible Island (v.blog del 3/01/2010).

Chiamato così "porta dell'inferno" a causa dei forti venti che soffiano quasi sempre. Siamo in ritardo di alcune ore sulla tabella di marcia per raggiungere il prossimo mooring da recuperare, a causa dei ghiacci.

Abbiamo fatto slalom fra le placche di ghiaccio, spesse circa 1 metro e vaste a volte come un campo da calcio, qualche volta però ci passiamo in mezzo spezzandole come la glassa di una torta.

Facendolo però la nave vibra tutta con scossoni a volte un po' preoccupanti.Si immagina che una nave sia una struttura molto rigida, invece quando colpisce il ghiaccio si vede chiaramente la prua che si flette in alto ed in basso vibrando (un po' come la punta degli sci).

Ma adesso vi dico in parole povere cosa sono i "Moorings" che i ricercatori presenti in nave stanno recuperando. E' una catena di strumenti verticale ancorata sul fondo da una zavorra (1 o 2 ruote di treno) e sostenuta verticalmente da galleggianti (vedi disegno).

Il cavo che collega i vari componenti e' di Kevlar da 14 mm. A circa 5 metri dalla zavorra sono posti gli sganciatori acustici, che servono per la manovra di recupero; la zavorra e' a perdere. La boa superficiale e' a oltre 400 metri dalla superficie per evitare che un iceberg (che può essere profondo anche 300 mt) se lo porti via. Mentre nel resto del pianeta la piattaforma continentale è a circa 200 mt di profondità, in Antartide è a 500-600 mt perchè tutto il continente antartico è sprofondato dentro la crosta terrestre per l'immane peso dei ghiacci che lo ricoprono.

La catena di strumenti comprende i correntometri ed il registratore di temperatura e conducibilità, che servono per misurare velocita', direzione, temperatura e conducibilita'dell'acqua. Vi sono delle trappole che servono per la raccolta di flussi di particelle che precipitano verso il fondo. Sotto la trappola, a forma di imbuto, vi è un sistema rotante con tante bottigliette che così raccolgono le particelle a tempi determinati, ad es ogni mese. Gli sganciatori (che per sicurezza sono 2, che si apra uno o l'altro è uguale) vengono attivati con un segnale radio. A quel punto i galleggianti portano tutto a galla, con un rampino la catena di strumenti viene agganciata e poi tutto viene issato a bordo con un verricello. I moorings che stiamo recuperando sono stati messi in mare 2 anni fa.

3 dei 6 mooring recuperati verranno riposizionati dopo essere stati di nuovo messi a punto, cambiate le batterie ecc. I dati raccolti vengono invece naturalmente registrati, i campioni conservati per essere poi studiati.

Graziano Busettini

Nave Italica

Il leggendario Mare di Ross

Oggi 2 febbraio, terzo giorno di navigazione sull'Italica nel leggendario Mare di Ross. L'Italica è una nave lunga 130 metri. Costruita nell'ex Unione Sovietica, è una nave da trasporto progettata per navigare fra i ghiacci. Infatti tutte le scritte sono in cirillico (e in russo naturalmente). Lo scafo ha uno spessore doppio e la struttura è rinforzata. Ha un motore da 6000 cavalli, 5 cilindri, 120 giri al minuto al massimo (si, non è un errore di battitura: centoventi). L'elica fa gli stessi giri del motore.

Benchè possa usare molti tipi di combustibile, qui in Antartide, per ragioni di protezione ambientale, brucia uno speciale gasolio a basso contenuto di zolfo. A vedere le valvole in movimento viene da pensare ai movimenti di una gigantesca macchina da cucire. Nella foto (con me vicino per dare le proporzioni) si vedono le valvole, il resto del motore è al piano di sotto.

Le cabine sono confortevoli e la cucina (ahimè) è ottima, se possibile ancora meglio di MZS. Non ho avuto il mal di mare, ma il mare è calmo. Siamo passati anche fra i ghiacci per recuperare un "mooring" con molti icbergs, anche molto grandi, il più grande ho calcolato era di alcuni kilometri. Come quello che vedete nella foto. I puntini neri alla base sono uccelli.  L'altezza dovrebbe essere di circa 60 metri fuori dall'acqua e circa 300 (5 volte tanto) sott'acqua.

Cos'è un mooring ve lo racconterò la prossima volta. Per adesso dico solo che per recuperare il mooring "H" c'è stata una buona dose di fortuna, infatti è riemerso in uno specchio di acqua libera fra i ghiacci. Dopo un paio d'ore di navigazione zig-zag fra icebergs e blocchi più o meno grandi verso il mooring "A" (dove arriveremo dopo 24 ore circa), i ghiacci sono finiti, il comandante dice finalmente, io invece dico peccato!

Ciao

Graziano

Graziano Busettini

Stazione Mario Zucchelli

Qui Nave Italica

Ieri sono salito sulla Nave Italica. Dovevamo lasciare la Stazione Mario Zucchelli  alle 7 del mattino, invece si era alzato un vento forte per cui siamo alla fine partiti alle 10, io con il Twin Otter, gli altri con 2 elicotteri.

Il volo è stato tranquillo fino a che non siamo scesi di quota per avvicinarci a Cape Hallet, quando si è ballato un po'. Siamo atterrati sulla banchisa, i piloti (2 ragazzi giovani) hanno prima sorvolato la pista, poi con il palmo delle mani mi hanno fatto segno che avrebbero fatto una passata.

Hanno per così dire saggiato la pista facendo scivolare i pattini sul ghiaccio, anche per spianare eventuali "sastrugi", cioè asperità del ghiaccio. Hanno poi ripreso quota e dopo un altro giro siamo atterrati senza nessun problema. Sono stato prelevato dall'elicottero e portato direttamente sulla nave, che era "parcheggiata" con la prua incastrata nel ghiaccio della banchisa come si vede nella foto.

Cape Hallet è un posto molto bello, vi è quella che forse è la più grande pinguinaia di Adelia dell'Antartide con molte decine di migliaia di coppie. Il monte Herschel a picco sul mare è oltre 3000 metri e ci sono ghiacciai verticali azzurri alti centinai di metri. Gli elicotteri hanno poi fatto 43 "Sling", cioè trasporti con un cavo appeso sotto al velivolo. Infatti dai pressi della pinguinaia sono stati asportati i resti di una stazione scientifica USA, poi diventata neozelandese e poi smantellata.

Subito dopo siamo ripartiti superando una barriera di ghiaccio ed icebergs, anche grandi verso il mitico "Mare di Ross".

Vi parlerò della nave e del lavoro che deve fare la prossima volta.

Ciao

Graziano

Graziano Busettini

Stazione Mario Zucchelli

Mare: la vita sopra e sotto

Oggi martedi 26 nevica.
Pensavo di mandarvi qualche immagine del mare, quello che c'è sopra e quello che c'è sotto.
Sopra è facile: ghiaccio, foche, pinguini e skua.
Sia banchisa, che adesso qui a Baia Terra Nova si è molto ridotta sotto l'effetto del vento e del caldo, sia iceberg che ogni tanto arrivano portati dal vento, gironzolano un po' per la baia e poi spariscono.
Sotto il ghiaccio è tutta un'altra storia, come vedete dalle foto fatte da Stefano Schiapparelli, ricercatore dell'Università di Genova e subacqueo, la vita è molto più varia.
In genere i sub preferiscono immergersi sotto il ghiaccio, perchè quando questo se ne va fioriscono le diatomee e l'acqua diventa verde e non c'è nessuna visibilità.
Con la Nave Italica è arrivata la seconda imbarcazione, che affiancherà il Malippo.
Quando è arrivata tutti hanno storto il naso: bruttarella, ed usata, pesante e con un solo motore.
E' stata costruita in Polonia, e si chiama indovina un po? SKUA!
Invece nel primo giro di prova i marinai hanno cambiato presto idea: è si un po' meno manovrabile del Malippo, ma è molto robusta, il motore è potente ed è progettato per funzionare in acque fredde.
Infatti l'acqua di mare aspirata per il raffreddamento è prima preriscaldata.
Inoltre le attrezzature sul ponte (gru ecc.) funzionano molto bene.
Insomma lo "Skua" sarà all'altezza dei compiti che lo aspettano nelle prossime spedizioni.
Dimenticavo di dire che nel giro di prova sono salito anch'io, il mare era come l'olio perchè c'era una infinita barriera di ghiacci che chiudeva tutta la baia, con alcuni icebergs.
Uno siamo andati a toccarlo, in senso letterale: bello.
E' quello che vedete in foto, non grandissimo ma lucido e colorato, perchè si era già ribaltato, cioè era emersa la parte che prima stava sotto al mare.
Anche in questa occasione i pinguini di Adelia hanno dimostrato la loro curiosità, infatti uno di loro per un bel po' ha nuotato a fianco della imbarcazione sott'acqua con ogni tanto i salti fuori in aria.
Ciao
Graziano

Graziano Busettini

Stazione Mario Zucchelli

La foca di Weddell

Oggi sabato 23 gennaio ha nevicato tutto il giorno, solo una decina di centimetri, domani dovrebbe smettere.

Ieri invece era una giornata molto mite con temperature un poco sopra lo zero e sole splendente.

Nel pomeriggio ho avuto l’incarico di prendere qualche campione di cacca di foca.... e si, in Antartide si fa anche questo.

Congelata, verrà spedita in Italia per non so quali studi.

Così io e Gianluca Ippolito, detto “Ippo”, guida alpina, siamo andati sul pack di Tethys Bay.

Quando si va sul pack la guida è obbligatoria, perché c’è il rischio di finire in un crepaccio e lasciarci le penne.

La guida sonda il ghiaccio e decide dove si può passare.

Il pack qua e là presentava spaccature e gemeva sotto l’effetto del mare, comunque con la motoslitta (detta anche skidoo) ci siamo diretti dove si vedevano assembramenti di foche alla ricerca di qualche cacca.

Soprattutto nei luoghi dove erano stati praticati i fori nel ghiaccio per i sub, che le foche adesso usano per uscire dall’acqua.

Altrimenti i buchi devono praticarli loro con i denti, dove il pack presenta qualche frattura.

A tratti si sprofondava nella neve accumulata dal vento negli infossamenti.

Le foche come al solito dormivano pacifiche, alcune enormi, per nulla infastidite da noi che ci giravamo intorno.

La raccolta ha avuto successo!

E poi io ho avuto la fortuna di fare la foto che vi mando, che per me è la migliore che abbia fatto in questa spedizione, e che speravo di riuscire a fare dal primo giorno.

Come al solito è stata una combinazione di fortuna e pazienza.

Ciao

Graziano

Graziano Busettini

Stazione Mario Zucchelli

La conta dei pulcini

Ieri 21 gennaio giornata antartica della conta dei pulcini di pinguino.
Come mi avevano insegnato a fare, ieri sono andato a fare  il censimento dei pulcini di pinguino a Edmonson Point.
A dire il vero al mattino sembrava si dovesse rinviare.
 

Infatti soffiava il "catabatico", cioè il vento che dal continente soffia verso la costa, determinato dal movimento delle masse di aria fredda che "scivolano" verso il mare.
Può raggiungere i 300 Km/h.
Ieri aveva punte di "solo" 83 nodi, cioè circa 150Km/h.
Il vento ha staccato e portato via ampie fette di banchisa, liberando il mare verso Tethys Bay (che è dietro un promontorio presso la base).
In attesa di sapere se si sarebbe partiti io sono salito sul promontorio per vedere quanta Tethys si fosse liberata, arrivato sul culmine il vento era così forte che per non cadere mi sono dovuto mettere in ginocchio!
E poi sono tornato al riparo carponi.
La sala operativa ci aveva detto che a mezzogiorno ci avrebbero fatto sapere qualcosa.
Infatti più o meno a quell'ora chi dicono per radio che si sarebbe decollati alle 14.
Mah? Ho pensato io, con tutto questo vento!
In effetti i meteorologi avevano ragione: alle 2 il vento era praticamente zero! Era cessato quasi di colpo.
In elicottero ci abbiamo messo circa 20 minuti per arrivare a Edmonson Point, volo tranquillo a parte qualche bel colpo di vento che faceva ballare e sbandare l'elicottero.
Eravamo io e Riccardo Schioppo, che oltre che a contare i polcini doveva fare la manutenzione della stazione meteo e scaricare i dati del cancello-bilancia dei pinguini.
Il paesaggio ad Edmonson Point è lunare, tutto materiale vulcanico del vicino vulcano Melbourne.
La conta è stata un po' lunga ma senza altri problemi che il tormento degli attacchi degli skua, in tutto abbiamo contato un totale circa 1600 pulcini, 3 volte ciascuno come da regola.
Fino ad alcuni anni fa la pinguinaia era enormemente più grande, ma ad un certo punto l'iceberg B15, che se non ricordo male era vasto 130 Km x 25, si è messo davanti alla pinguinaia impedendo ai pinguini di andare in mare a cercare cibo e determinando lo sterminio dei pinguini per fame.
Con un po' di ritardo rispetto agli altri anni i piccoli cominciano a riunirsi in gruppi, così entrambi i genitori possono recarsi in mare a caccia, come vi dicevo camminando per 20 Km sulla banchisa (più il ritorno).
Al ritorno abbiamo percorso la costa fino a Cape Washinton, dove ci sono i pinguini imperatore, ma il ghiaccio sulla banchisa era troppo sottile e così non siamo potuti atterrare, ed io ancora una volta non sono riuscito a vedere gli imperatore da vicino.
Il panorama comunque valeva lo stesso la pena, alla grande!
Al ritorno sosta alla base tedesca di Gondwana a visitare un geologo con la febbre.
Ciao
Graziano

Graziano Busettini

Stazione Mario Zucchelli